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Perchè è SACROSANTO bannare i rompicoglioni dai propri profili

Qualche giorno fa, per la primissima volta in dieci anni, Facebook ha bloccato il mio account per 24 ore.
Il motivo? Secondo gli amyketty di Zuckerberg avrei scritto un post che violava le norme comportamentali del social network più utilizzato della Via Lattea.
Il post in questione era in realtà un attacco al manifesto xenofobo-razzista utilizzato da Forza Nuova (e ripreso paro paro dalla propaganda fascista degli anni ’40). Ma evidentemente agli amyketty di Zuckerberg (o a qualche zelante camerata dal click facile che ha segnalato la mia personalissima critica) la cosa non andava bene e hanno provveduto alla cancellazione e al mio blocco temporaneo.
Poco male.
Ci può stare.
Amici come prima.
A questo punto però le cose sono diventate interessanti.
Perché, per ribadire per la ventordicesima volta quello che sanno tutti, facendo mie le immortali parole del Marco Pagot nazionale, un troll mai visto sulla mia pagina mi scrive tra i commenti che sono il primo fascista del web, perché banno tutti quelli che commentano in maniera critica e non la pensano come me.
Dopo averlo ovviamente bannato (così da dargli pienamente ragione), mi sembrava doveroso scrivere due righe al riguardo, dimostrando non solo perché un commento del genere sia una cagata pazzesca, ma anche (e soprattutto) per chiarire definitivamente perché è giusto e sacrosanto bannare tutti quelli che, di punto in bianco, vengono a rompere le palle sui nostri profili.
Pronti?

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YouTube è un lavoro (vero)(?)

Partiamo da un fumetto, ok?
Un lavoro vero, di Alberto Madrigal. Che è uno dei miei preferiti in assoluto – dove per assoluto intendo un piazzamento nella mia personale top 10 #totaletombale mista tra manga, comics, fumetti, bande dessinèee, graphic novels -.
Un lavoro vero è la storia di questo giovanotto che coltiva il sogno di fare un fumetto, presentarlo ad Angouleme e pubblicarlo. Solo che quando dice ad amici e familiari che fa fumetti, il giovanotto si sente dire che forse – forse – è meglio se si cerca un lavoro vero. Perché fare fumetti – quindi provare a campare con la propria passione - non equivale a lavorare.
Immagino che molti di voi la pensano così.
Vero?

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Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)

Credo che questa moda dello spacciarsi in tutte le occasioni per #massimiesperti “di qualcosa” sia sfuggita decisamente di mano. Il famigerato “self branding”, ovvero l’arte di fare di sé stessi un marchio vendibile (e/o spendibile) in qualsiasi occasione, rendendo sé stessi “persone di successo”, “esperti del campo X”, “maestri” o “guru” (anche se, di fatto, non è così) è una delle peggiori evoluzioni (o, a seconda del punto di vista, “involuzioni”) del pensiero dei nostri giorni.
“Spacciarsela” (senza averne titoli, o meriti effettivi sul campo) “is the way”.
Autoproclamarsi #massimiesperti del #settore è diventato il requisito “base” (nonché il viatico più veloce) per rendersi credibili agli occhi del pubblico.
Tanto nessuno andrà a controllare se il #massimoesperto è davvero un #massimoesperto, oppure no.
E allora cosa succede?

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sommobuta unico e vero #massimoesperto

ATTENZIONE!
Il seguente articolo è un concentrato di egocentrismo, individualismo ed egoismo.
Poi non dite che non vi ho avvisati per tempo, ok?

Diciamoci la verità: Internet è il luogo di chi se la spaccia. E di chi se la spaccia meglio. Gente senza arte né parte, o senza reali capacità, che di punto in bianco si autodefiniscono #massimiesperti de #laqualunque. E vengono creduti anche tali.
Ebbene signori, oggi ho deciso di spacciarmela anche io, almeno per una volta.
Per mettere i puntini sulle “i”.
E per dimostrarvi, dati alla mano, che su alcuni campi il vero #massimoesperto in questione è solo sommobuta.

Pronti?

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Lettera aperta a Francesco Sole

Alla cortese attenzione del signor Francesco Sole,
Mi chiamo Angelo, e non ci conosciamo. Non personalmente, quantomeno. Non sono un tuo fan, non sono un tuo seguace, non sono un tuo lettore, né tantomeno un tuo spettatore. Il “target” di riferimento del tuo operato e del tuo raggio d’azione, in tutta onestà, non mi riguarda per sopraggiunti limiti di età, in quanto ho passato i 15 anni da un bel pezzo.
E pur tuttavia so chi sei, cosa fai e cosa proponi.
D’altronde il web è piccolo, le voci girano e i fatti rimangono fatti.
E le voci e i fatti che riguardano la tua persona, il tuo operato, il tuo raggio d’azione, non sono mai positive.
“E allora?” potresti giustamente pensare, leggendo queste prime righe (e, sempre giustamente, accartocciare virtualmente questa lettera, chiudendo la finestra internet).
E allora ascolta, se hai cinque minuti di tempo.
Meglio: leggi.
Perché oggi voglio parlarti di te, anche se non ci conosciamo. Nonostante le voci di cui sopra. Nonostante (e so che a te piacciono molto le citazioni) qualcuno una volta abbia detto: “Se non potete parlare bene di una persona, non parlatene”.

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Come Togashi col mal di schiena

La verità è che vi devo delle scuse. Anche se in teoria non dovrei scusarmi di nulla. Dopotutto "questo" non è un lavoro, ma un hobby. E come "hobby" ho sempre detto che l'avrei portato avanti fino a quando mi sarei divertito.
Ecco: in quest'ultimo mese il pensiero di "dover" aggiornare il blog mi ha pesato.
E molto.
E quindi, molto semplicemente, non ho aggiornato, se non a sprazzi.
D'altronde qui non siamo mai stati mossi da palinsesti rigidi, dai numeri o dalle visualizzazioni. L'aggiornare "per forza", "sempre e comunque" non esiste.

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#SelvaggiaNonMentire e il tuo diritto alla Mediocrità

Sono sempre più convinto che le parole di Sua Maestà Re Giorgio Napolitano II riguardanti “Il grave decadimento” della società ormai “senza morale”, che genera “patologia eversiva” non fosse diretto a Beppe Grillo.
Assolutamente no.
Erano tutte per Selvaggia Lucarelli.
A Preside’, e ce lo doveva dire subito senza giri di parole che anche VossignoriaSantissimaSempreSiaLodata (fate un inchino riverente) voleva partecipare all’ormai leggendario #SelvaggiaNonMentire.
D’altronde come puoi definire, se non proprio “eversiva”, una giornalista che invece di riportare i fatti (come deontologicamente sarebbe tenuta a fare - e ok, lo so che su Libero siete abituati in un certo modo, però...) li distorce a uso e consumo dei suoi bisogni?
Tu chiamalo, se vuoi, #conflittodinteressi.
O paraculata.
Come dice Sua Maestà Re Giorgio II, viviamo in tempi di decadimento e senza morale, soprattutto perché ormai, come dice qualcuno, la Mediocrità è un diritto.
Di tutti.
E se la mediocrità è un diritto, la paraculaggine diventa immediatamente un dovere (anzi, una “legge”) morale.
Facile da capire, no?

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La verità? Sei profondamente sbagliato

Ieri sera, mentre stavo preparando la cena, ho buttato uno sguardo al mio Faccialibro sul tablet. Tra i vari status, l’occhio è caduto su un post di-non-mi-ricordo-chi, che condivideva un video caricato su Vimeo.
Protagonisti della clip, un noto personaggio trash del TuoTubo che presentava un altro noto personaggio trash (da lui lanciato) completamente nudo.
Cioè, nudo-nudo-nudo proprio.
La cosa che mi ha inquietato non è stata tanto vedere il tipo ignudo (anche se la cosa mi ha un tantino disturbato poichè stavo preparando la cena), quanto vedere che in poco meno di 3 giorni quel video è stato condiviso circa 12.000 volte.
Ecco, questo mi ha turbato.
Anzi no: mi ha angosciato.
Peggio: mi ha fatto tremendamente incazzare.
Perché la domanda che mi faccio è sempre la stessa: com’è possibile che puttanate del genere vengano rimpallate OVUNQUE e da CHIUNQUE, mentre chi si sbatte dalla mattina alla sera per produrre un minimo (ma proprio un minimo) di contenuto di qualità non viene filato di striscio da nessuno manco per sbaglio?

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La pezzenteria degli YouTuber che parlano di fumetti

Si discuteva qualche giorno fa su Facebook con alcuni amici e su un paio di gruppi a tema di YouTube Italia. E ok, al di là dei big e dei canali di nicchia di qualità è indubbio che la stragrande maggioranza sia schifezza (ma badate bene: al netto della maggioranza dei temi è una cosa che capita in ogni ambito).
Provate a farvi un giro sul tubo così, a caso: vi imbatterete nella maggior parte delle volte in video amatorialissimi e trashissimi.
E per carità: va bene così. È normale che sia così. YouTube è nata come piattaforma di condivisione, e molto più e (forse) molto meglio di Facebook (e degli altri social network) riesce a mettere in contatto milioni di persone.
Una cosa però mi ha stupito nel mio peregrinare tra canale e canale, alla ricerca di spunti/idee/soggetti/modelli/impostazioni da copiare plagiare sciacallare depredare cui prendere spunto: noi italiani, su YouTube, siamo i più bravi al mondo nell’ambito dei fumetti.
Strano, eh?

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Come funziona Kindle Unlimited (aka: scarica gratis i saggi fumettosi di sommobuta)

Essendo oggi il 5 novembre era piuttosto naturale aspettarsi un atto rivoluzionario alla Guy Fawkes da parte di qualcuno. Che quel qualcuno fosse Amazon, invece, ce lo aspettavamo davvero in pochi.
Da oggi (o meglio, da ieri), se volete, potete scroccare i miei ebucchi presenti su Amazon.
Sì, insomma, potete leggere One Piece: Pirati, Bucanieri e Corsari tra Storia, Fumetto e Mito GRATIS.
E così il saggio su Holly e Benji.
E così The Goddamn Particle e Una lunga nottata.
E pure la tesina sul calcio (se vi va, magari vi interessa).
Come si fa, dite?

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AdBlock, la soluzione ad ogni tuo problema!

Questo è un articolo che avrei voluto/dovuto scrivere molto tempo fa, così da avere una presa di posizione chiara sul problema, e “non parlarne più” (come si suol dire in gergo). Approfitto quindi del video di vKlabe a riguardo, che potete trovare cliccando QUI, e di cui quest’articolo è una parziale risposta.
O quantomeno è il modo di affrontare “il problema” in maniera #totaletombale dal mio punto di vista.
Perché oggi, per la gioia di molti, parliamo di AdBlock, croce e delizia dei creatori di contenuti sul web, nonché spauracchio (soprattutto) per quelli che aspirano a fare i proverbiali big money con YouTube.
Pronti?

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Le incredibili-impressionanti (e assolutamente folli) recensioni di Internet

Una volta internet era il regno delle recensioni. Quando il web era nella sua era 1.0, ma anche agli albori del 2.0, il parere internettiano di questo o quel #massimoesperto erano assolutamente equiparabili alla legge divina, nonché a religione assoluta.
Volevi sapere com’era un libro? “Vediamo cosa ne dice Il paradiso del profumo del carta!
Volevi sapere com’era un fumetto? “Sentiamo che ne pensa Nerd in Action!
Volevi sapere com’era un film? “Leggiamo cosa scrive Celluloide Impazzita sul suo spazio web!”
E così via.
Sono sicuro che ve lo ricordate bene, questo periodo felice del mondo internettiano.

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Parolacce, polemiche, puttanate (aka "Lo fai per le views")

Parolacce, polemiche, puttanate.
Le 3 “P” auree che consentono al 95% di internet di prosperare oggi.
Ormai sono giunto alla solida conclusione che è questo quello che fa andare avanti e fa fare le proverbiali views a un sito internet, a un blog o (meglio ancora) a un canale YouTube.
Un tempo dicevano che la qualità premiava, che contavano i contenuti.
Un tempo.
Oggi...
...oggi sono tutte cazzate.

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Il male oscuro: la cartella "Altro" di Facebook

Se scruti nell’abisso, l’abisso scruta in te.
Nietzsche sulla cartella “Altro” di Facebook.

Quando ho scritto Una discesa nel Maelstrom, il gorgo era una metafora dell’utente medio di Facebook posto davanti all’ineluttabile.
Poe sulla cartella “Altro” di Facebook.

Ci siamo resi conto che le condizioni dei prigionieri nella cartella “Altro” erano troppo dure. Per questo abbiamo disposto la costruzione di centri abitativi in Siberia.
Stalin a proposito dei Gulag.

Il male. L’oscurità. La profondità senza fine.
Ecco cos’è la cartella “Altro” di Facebook. È un luogo fantascientifico, ai confini con la realtà, un mondo parallelo dove – dice la leggenda – Zuckerberg ha confinato i suoi oppositori, costringendoli in un limbo perpetuo e in una damnatio memoriae che può durare in eterno.
Solo gli utenti più coraggiosi ci si avventurano.
Altri, invece, hanno perso scioccamente le loro brevi vite nel tentativo di venirne a capo...

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Scan(niamo) gli utonti che leggono One Piece a scrocco!

Volevo farci un video, su questo argomento. L’avevo anche scritto. Dovevo solo registrarlo, montarlo e caricarlo. Ma alla fine mi sono detto: “Perché per una cosa tanto seria devo fare un video scemo, cretino e trollone? NO! Questa è una cosa seria, e seria dev’essere affrontata.
E quindi, se voglio scoperchiare il (nuovo) Vaso di Pandora, lo voglio fare in maniera ponderata, prendendomi tutti i rischi del caso.
Sì, perché oggi parliamo di scan.
Di One Piece, se volete, ma il discorso è generale.
E parliamo di voi.
Soprattutto di voi.
Perché oggi ce l’abbiamo con la stragrande maggioranza di voi là fuori.

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Blogger, The Next Generation

Giorni addietro leggevo un articolo, sul blog di Joel Friedlander, riguardo a come un blog sia - o debba essere - un progetto, uno strumento.
Per chi scrive - il blog di Friedlander parla di libri, di come si fanno i libri - il blog svolge essenzialmente tre funzioni:

1)- rappresenta uno strumento per fare esercizio - scrivere con regolarità è indispensabile
2)- può essere l'embrione di un libro - con una media di 500 parole al giorno, 15.000 parole al mese, un romanzo da 60.000 parole si scrive in quattro mesi - farebbe tre romanzi all'anno.
3)- costituisce il nucleo della cosiddetta "piattaforma" - l'elemento attorno al quale ruota la nostra presenza social, la base dellanostraidentità online, il principale strumento di vendita

Questo, naturalmente, per chi scrive.

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La critica ai tempi del web (di imbecilli, stupidi e utenti intercambiabili)

Potrei dire che una buona fetta dei fruitori del web sono dei coglioni che non capiscono un cazzo.
Ma dato che l’ho già detto, sarei poco originale.
Quindi prendiamola alla larga, e divertiamoci.
Perché si sa che il flame tira, e voi siete già là coi popcorn in mano a godervi lo spettacolo.
Un’altra tiritera sulla dabbenaggine del popolo del web?
Sì. Contenti?

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Davide Mana è uno stronzo!

Volevo inaugurare questo articolo di denuncia sociale, perché bisogna che l’internet tutto sappia la verità: ovvero che Davide Mana è uno stronzo, e che merita di essere chiamato tale. Uno di quelli che se la legava al dito, che ti negava il saluto, e se gli stavi sulle palle, ti mandava a quel paese.
Ma oh, quando lo faceva, lo faceva con stile.
Dico "faceva" perché purtroppo Davide Mana è morto.
O meglio, Strategie Evolutive è morto.

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2 Milioni (di) Para-Culi (aka Sara Tommasi zinne, e altre key assolutamente folli)

Ok, questo è uno di quegli articoli paraculi autocelebrativi che vi toccano giusto ogni morte di Bergoglio, quindi portate pazienza e fate finta di essere sorridenti.
Ecco, bravi.
Fate lavorare i muscoli facciali, sforzate la mascella, schiudete le vostre labbra e stampatevi sul grugno il più fasullo dei ghigni.
Quelli di circostanza, quelli che sfoderate quando sapete che dovete, nonostante non vogliate.
Ecco, bravi.
Così.
Fotografia perfetta.
Ora possiamo fare finta di festeggiare.
Cosa, chiedete? Ma è ovvio! I 2 milioni di visitatori unici de Il Viagra della Mente!

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Tecnologia portami via

Vi siete mai chiesti, guardando un film vecchio oppure un qualcosa di “storico”: “Ma come diavolo faceva laggente a campare in quegli anni?”
Come facevano a vivere senza elettricità? E senza internet? Come facevano senza cellulare? E senza acqua calda? Senza frigorifero? Senza lampade? Senza (vabbèavetecapito).
Poi sono incappato in questa sfilza di video dal titolo “Kids React”.
E le mie domande hanno avuto finalmente risposta…

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