L'assassino dell'origami terrorizza un'intera città.
La polizia brancola nel buio. E una nuova vittima è scomparsa. La ricerca di Shaun Mars porterà quattro persone senza alcun legame tra loro a misurarsi con un pericoloso rompicapo, in cui ciascuno potrà porsi la medesima domanda: fino a che punto si è disposti a spingersi per amore?
Capolavoro.
Non si può dire nient'altro di questo "videogioco" (le virgolette sono d'obbligo).
Heavy Rain è un prodotto atipico nel panorama videoludico. Più che un videogame è un vero e proprio film interattivo, che ti tiene incollato dall'inizio alla fine.
Noi, ieri, non siamo riusciti a staccarci. L'abbiamo iniziato alle 2, e l'abbiam terminato a mezzanotte. Anche se "terminato" è una parola grossa.
La bellezza di Heavy Rain è che sei tu a decidere l'andamento della trama. Qualsiasi decisione presa durante la partita influenza pesantemente il prosieguo del videogioco, cambiandolo completamente e radicalmente.
So che ci sono almeno una ventina di finali alternativi e differenti.
Pian piano, col tempo, vedrò di giocarli tutti.
Per il momento posso solo consigliarvi questo gioiello, se avete una PS3.
Ho appreso poco fa (e ammetto di essere rimasto piuttosto perplesso) dell'uscita (quasi) imminente di questo Silvio Forever: autobiografia non autorizzata di Silvio Berlusconi.
Autori: Stella&Rizzo, assieme a Faenza&Macelloni.
Non posso non pensare alla scena de "Il Caimano" quando i protagonisti si domandano: "Un film su Berlusconi? Che bisogno c'è di un altro film su Berlusconi? Tanto, nel bene o nel male, Berlusconi ha già vinto!"
Più che altro mi domando: chi lo andrà a vedere questo film?
I "Berluscones"? No di certo.
Chi ha un'informazione "sufficiente" nei suoi confronti (mi ci butto nel mezzo)? Neppure (se sarà una biografia non autorizzata con tanto di collage di immagini straconosciute, andate su YouTube, troverete tutto quello che volete).
La classica "casalinga di Voghera"? Nemmanco.
Chi andrà, allora?
Quei "fastidiosi e celeberrimi" radical chic, dimodochè possano (stra)parlarne nelle loro conventicole e nei loro "circoletti"? Forse.
Fatto sta che io, di quest'uscita improvvisa, ribadisco, resto molto perplesso.
Chi sa, sa già.
Chi non sa, è perchè non vuole sapere. O fa finta di farlo.
Una bella Top 5 sui film! Perchè no. Ne abbiamo stilata una sui libri, una sui manga, una sulle graphic novel, prima o poi doveva toccare alla "celluloide".
Naturalmente, come le tre precedenti Top 5, anche questa non ha pretese oggettive, segue solo le mie preferenze in materia cinefila, e non fa distinzioni tra i vari generi. 5° Posto: Hook, Capitan Uncino Il tempo vola, Peter. E voli anche tu, vedo!
Il mio film dell'infanzia. Mi hanno sempre portato al cinema sin da bambino, anche a vedere roba abbastanza "pesantuccia" (penso a filmoni come "Schindler's List"; nonostante avessi 8 anni, mi piacque tantissimo). Hook, però, mi ha fulminato. Ho letteralmente consumato la videocassetta, e l'avrò visto almeno una volta a settimana per 2-3 anni consecutivi, tanto che lo so quasi tutto a memoria.
L'idea di fondo è geniale: cosa sarebbe successo se Peter Pan si fosse innamorato, avesse lasciato l'Isola che non c'è, e fosse diventato adulto, dimenticandosi completamente chi era stato un tempo? E cosa succederebbe se il suo acerrimo rivale, Capitan Uncino, decidesse di rapirgli i figli per costringerlo a tornare sull'Isola e battersi con lui una volta per tutte?
Sognante, epico, spettacolare!
Un film divenuto, col tempo, un cult! E colonna sonora da paura!
4° Posto: Nightmare 4:Il non risveglio
Obiettivamente non è il miglior Nightmare della saga (la palma d'oro va senza dubbio al primo e al terzo), ma è il mio preferito poichè a mio parere presenta la miglior caratterizzazione in assoluto di Freddy, che non è solo "il mostro" dei primi capitoli, e non è la macchietta dei 2 successivi. E' un'entita quasi onnipotente, "Il Signore dei Sogni" (non a caso, il titolo originale è proprio "The Dream Master" che tra un incubo e l'altro può permettersi anche di giocare con la vittima e concedersi qualche battuta a effetto.
3° Posto: Ritorno al futuro, Parte II
Passato, presente, futuro, universo alternativo, doppioni di sè stesso e paradossi spazio/temporali. Cosa si può volere di più da un film di "fantascienza"? Per quanto mi riguarda, il miglior film della saga. Senza contare che ha il più bel "finale" della trilogia (nonchè uno dei cliffhanger più azzeccati, spettacolari e divertenti di tutti i tempi).
2° Posto: Il secondo, tragico Fantozzi
Stesso identico discorso per Hook. Coi film di Villaggio ci sono cresciuto, tanto che guardare "un" Fantozzi con me è impresa ardua - conoscendo a menadito la quasi totalità delle battute di tutti i film -.
"Il secondo, tragico Fantozzi" è senza ombra di dubbio il migliore di tutta la saga. Montaggio spettacolare, episodi entrati ormai nell'immaginario collettivo - basta pensare a quello della celeberrima "corazzata Potiomkin" -, un Villaggio in forma smagliante, satira ferocissima e, per certi versi, ancora attuale.
Da vedere.
E se potete, recuperate anche i libri di Villaggio su Fantozzi. Meritano
1° Posto: C'era una volta in America
Può un solo film contenere tutto?
Sì, può. Il capolavoro assoluto di Sergio Leone contiene al suo interno tutto.
C'è vita. E c'è morte.
C'è odio. E c'è amore.
C'è Storia. E un pizzico di fantasia.
C'è amicizia. E c'è tradimento.
E c'è quella che ritengo la colonna sonora perfetta.
Capolavoro inarrivabile.
Punto.
E voi? Quali sono i vostri film preferiti in assoluto?
E' difficile parlare di One Piece.
Sarà che sono di parte, sarà che se ne parlo potrei essere tacciato di conflitto di interessi (in fondo gestisco assieme ad altri valorosi "solamente" uno dei siti italiani più importanti e visitati che trattano dell'argomento), ma penso che, arrivati a metà di quest'opera, qualche parola bisogna spenderla.
Anche qui, sul mio blog personale.
L'opera di Eiichiro Oda si configura, all'inizio, come uno shonen di stampo classico, sebbene il mondo in cui One Piece è ambientato (nella fattispecie, quello dei "pirati") sia piuttosto inusuale nel panorama del fumetto orientale "classico".
L'incipit dell'opera è da manuale.
Gold Roger, soprannominato "il Re dei Pirati", un attimo prima di essere giustiziato lascia in eredità il suo tesoro, nascosto in un certo posto, al primo che lo troverà.
La sua morte, che nelle intenzioni del Governo e delle autorità militari, sarebbe dovuta servire da esempio, incendia invece i cuori delle persone, che cominceranno ad andare in cerca di questo fantomatico tesoro dando così inizio alla "grande era della pirateria".
Diversi anni dopo l'esecuzione di Roger, Monkey D. Rufy, ragazzo allegro e un po' scapestrato, comincia la sua avventura. In testa ha un obiettivo: diventare il nuovo Re dei Pirati e scovare questo fantomatico tesoro nascosto - sembra - alla fine della celeberrima Rotta Maggiore.
La storia, che all'inizio sembra la "classica" avventura, nel giro di pochi numeri comincia a fare maledettamente sul serio. Lungo il suo cammino, oltre a dover affrontare gli avversari che gli si pareranno di fronte, Rufy troverà compagni affidabilissimi, ognuno dei quali caratterizzato in maniera splendida e di cui conosciamo la storia e il loro passato grazie a un uso sapiente dei flashback.
L'intreccio narrativo è impressionante: Oda riesce a tirare le fila di un discorso aperto o lievemente accennato nei primi volumi e riproporlo a 50 volumi di distanza, denotando una coerenza narrativa e logica spaventosa, e mostrando che tutta l'opera (nei suoi punti cardinali) è ben studiata e congegnata.
Benchè poi One Piece si configuri in prima istanza come un manga avventuroso permeato da una "linea" comica sempre presente, in realtà è un'opera estremamente trasversale dove la mescolanza di generi (si passa con naturalezza dall'avventura, all'horror, al thriller, alla fantascienza, e così via) e gli spunti di riflessione sui temi più svariati (l'importanza della Storia e della Memoria, la lotta per l'affrancamento da una tirannia, problemi derivanti dalla discriminazione razziale, e così via) si amalgamano per creare un prodotto di altissima qualità che punta sempre a stupire il lettore e a immergerlo totalmente nella storia e nel suo mondo.
Paradossalmente, parlarne in questo modo è anche assai riduttivo.
Bisognerebbe leggerlo per comprendere il grado di profondità che questo manga riesce a raggiungere, senza essere mai banale o ripetitivo.
Se avete intenzione di cominciare a leggere qualcosa, se avete intenzione di cominciare a leggere un manga, One Piece è quello che fa per voi.
Domenica scorsa, io e Deborah abbiamo visto "Gli Aristogatti".
Classico Disney che più classico non si può, capolavoro di 40 anni fa (stupendamente portati), ancora oggi prodotto più che godibile.
La storia è stranotissima: Madame Adelaide, ricca signora della Parigi di inizio '900, decide di fare testamento e lasciare tutti i suoi ricchissimi averi alla sua gatta, Duchessa, e ai suoi tre cuccioli.
Sconvolto per la decisione, Edgar, maggiordomo di Madame Adelaide, architetta un piano diabolico: abbandonare Duchessa e i cuccioli, facendo credere che siano scappati, in modo da intascare l'eredità, che secondo i dettami di Madame Adelaide, spetterebbe a lui nel momento in cui i gatti fossero passati a miglior vita.
Il piano viene attuato, e i gatti vengono abbandonati di notte, nei pressi di un mulino lontano da Parigi. Risciranno a tornare a casa e ad avere la loro rivincita sul maggiordomo grazie all'aiuto del "famigerato" gatto randagio Romeo "er mejo der Colosseo" e dei suoi scalcagnati amici jazzisti.
Un classico dei classici Disney, insomma.
Romeo e i gatti sono entrati nell'immaginario collettivo, così come il tema musicale "Tutti quanti voglion fare il jazz" è uno dei più noti in assoluto delle produzione made in Disney.
Tuttavia, guardando questo capolavoro, una cosa è evidente: Edgard aveva ragione.
Mapporcapupattola!
Pensateci!
'Sto povero Cristo che sgobba dalla mattina alla sera, tutti i giorni, 56 ore su 24, per far contento 'sta vecchia zitellaccia fissata con gli animali, obbedendo a tutti i suoi ordini, scarrozzandola in giro ovunque, accogliendo in casa i più improbabili ospiti , che si vede "scavalcato" da un'eredità che gli appartiene di diritto da dei stramaledettissimi gatti?
Ma che andassero a quel paese quei mici del cavolo!
Edgar fatto bene a fare quello che ha fatto!
Chiunque sano di mente avrebbe agito come lui.
La scena in cui viene a sapere che alla morte di Madame Adelaide gli eredi della sua fortuna saranno i gatti, è magistrale (guardatela QUI, dal minuto 7:20 in poi). A Edgar vien un colpo al cuore, comincia a farsi due conti ("Un gatto campa in media 13 anni, ma se procrea genera più o meno 4-5 gatti anch'essi dalla vita di 13 anni..."), capisce che ha davanti a sè un loop infinito di gatti a cui badare e che non arriverà mai l'eredità tanto agognata dopo una vita passata a servire e riverire.
W Edgar, dunque!
W la sua crema di crema alla Edgar!
Quant’è che non registro un messaggio? Due settimane? Un mese?
Bah, chi cazzo se ne fotte ormai.
Sono morti. Sono morti tutti. Sono rimasto solo io. Ma non sono stati i gialli, no. E’ impossibile che superino le mura del quartier generale della Nato e penetrino nel bunker dove mi trovo ora. No. I miei compagni non hanno retto. Si sono uccisi. Non hanno retto a questo anno di isolamento. Non ce l’hanno fatta.
Eravamo rimasti in dieci, dopo aver ricevuto quel fottuto messaggio due anni fa.
All’epoca, a Bagnoli, eravamo circa una sessantina. Ve lo ricordate, no? Vi avevo detto che noi che eravamo rimasti avevamo reso il nostro quartiere una specie di fortezza impenetrabile dall’esterno. I Gialli non avrebbero mai potuto valicare la montagna di scogli che abbiamo usato per occludere tutte le strade che portano a Bagnoli.
Per circa tre anni siamo riusciti a sopravvivere. Abbiamo vissuto soprattutto pescando. Al comune, c’era questo apparecchio che serviva a desalinizzare l’acqua, e quindi col mare vicino…
Non abbiamo avuto problemi di acqua potabile. Ce la siamo cavata, insomma...
Poi, un giorno, abbiamo sentito questo rumore che squassava l’aria. Un rumore antico, di quelli che non sentivamo da prima della pandemia.
Un elicottero. Viaggiava così a bassa quota che siamo riusciti a vedere il portellone laterale aprirsi, un tizio che si affacciava e che buttava giù una cascata di fogli.
Quando la pioggia di carta finì, e l’aereo era ormai lontano, raccogliemmo i fogli. Era un avviso di evacuazione.
Una cosa colpì tutti, subito. Sull’avviso c’era scritto che dal molo Beverello stava per partire un cargo che avrebbe portato in salvo eventuali sopravvissuti.
Ricordo che successe il parapiglia.
La gente impazzì letteralmente. C’era chi urlava, chi piangeva, chi pensava che forse, da qualche parte, c’era davvero una speranza di salvezza. Il problema, però, era arrivarci, a quel cazzo di molo Beverello.
Eravamo isolati da 3 anni. Non sapevamo com’era la situazione fuori. Di tanto in tanto, qualche Giallo saltava fuori – spesso venivano dalla spiaggia, quindi, forse, erano mostri sospinti dalla corrente -, ma non avevamo la minima idea di cosa ci fosse al centro della città, se non c’era più nessuno, o se era infestata di Gialli.
Quella sera tenemmo una riunione. 50 decisero di andarsene. Io, Marco, Antonio, Salvatore, Marco Valerio, Valeria, Nando, Maria Antonia, Giovanna e Cristina decidemmo di restare.
Non sapemmo più niente di loro. Mi piace pensare che siano riusciti a raggiungere il Molo e adesso siano davvero da qualche parte, al sicuro.
Col senno di poi, fecero bene ad andarsene. Se trovarono la morte, la trovarono subito. Non dovettero subire e affrontare l’orrore che affrontammo noi dopo…
Un paio di mesi dopo la partenza dei nostri amici, la situazione a Bagnoli precipitò di punto in bianco. All’improvviso, dalla spiaggia, cominciarono a spuntare, giorno dopo giorno, gruppi di gialli sempre più numerosi.
All’inizio pensavamo che fossero i soliti corpi sospinti dalla corrente. Solo una mattina, rimasti a fare la guardia proprio nei pressi della spiaggia, vedemmo che non era la corrente a sospingerli. Erano loro che emergevano dal mare.
Vi avevo detto che i Gialli avevano cominciato a nuotare per aggirare le barriere di scogli che ostruivano le strade per arrivare a Bagnoli… Più che nuotare, i Gialli camminavano sul fondale marino e approdavano alla spiaggia.
Mi sono sempre chiesto come mai siamo riusciti a stare 3 anni in santa pace, e poi, di punto in bianco, abbiamo avuto questo assalto continuo e ininterrotto. Continuo a chiedermelo tutt’oggi. Perché risposte non ce ne sono.
Se le prime volte siamo riusciti a cavarcela spaccando la testa a quei mostri con mezzi di fortuna – io avevo una katana che avevo comprato ad una fiera fumettistica -, quando capimmo che ci saremmo presto trovati frotte di 50-60 gialli alla volta avevamo due opzioni: scappare, o scappare.
Marco Valerio propose di raggiungere il porticciolo di Coroglio. Da Bagnoli riuscivamo a vedere che erano stranamente ancorate ancora diverse barche. Antonio disse che era pericoloso uscire così allo scoperto, e che se i gialli strisciavano sul fondo del mare, era pericoloso starsene sopra una barca.
Decidemmo di provare a rifugiarci alla Nato. Quando avevamo chiuso le strade, avevamo notato che la base era stata completamente abbandonata a sé stessa. Cosa molto strana, in effetti…
Lungo viale Kennedy, il vialone che porta alla base, il giorno in cui decidemmo di andare non c’erano gialli, per fortuna. Le entrate erano tutte sigillate, i cancelli chiusi, e le mura, alte una decina di metri, presentavano in cima pali aguzzi e filo di ferro.
Riuscimmo a scavalcare e a penetrare senza eccessiva difficoltà.
Dentro, la base, immensa, era completamente deserta. Non c’era nessuno.
Impiegammo più di una settimana a perlustrarla tutta. I palazzi, le abitazioni, gli uffici, i negozi e i centri commerciali erano stati tutti lasciati a loro stessi.
Il bunker lo trovammo all’inizio della seconda settimana di permanenza, sotto quello che era proprio il centro comandi ufficiale della base.
Marco Valerio si era messo ad armeggiare coi computer, per vedere, dopo 3 anni, se la Rete teneva ancora. Inutile dire che mentre eravamo isolati a Bagnoli, la rete elettrica era totalmente in disuso. Alla Nato, invece, teneva ancora, merito probabilmente dei pannelli solari piazzati un po’ ovunque lungo la base e sui tetti degli edifici.
Fu proprio in quel momento che uno dei pannelli traslucidi, che formavano le mura di quella sala, venne avanti, scivolò sulla destra, e rivelò un passaggio formato da un lungo corridoio.
L’attraversammo.
Il corridoio, illuminato da neon, e ricoperto da pannelli tutti impiastricciati, dopo una curva a gomito sulla destra cominciava ad inclinarsi. Scendemmo per una decina di minuti, e ci trovammo davanti a questo portone d’acciaio, con una di quelle manopole rotonde che si vedono soprattutto nei film dei sottomarini.
L’aprimmo.
Entrammo.
Eravamo all’interno di una stanza ampia e quadrata. C’era un’altra porta, uguale a quella che avevamo appena aperto, sulla parete opposta. Aprimmo anche quella.
Ci trovavamo all’interno del bunker che ci avrebbe ospitato per più di un anno. Era immenso.
E’ immenso.
Capimmo che qua sotto potevamo sopravvivere anni e anni.
C’era cibo liofilizzato in quantità, acqua desalinizzata grazie a un impianto identico a quello presente all’interno del comune, e che probabilmente era collegato direttamente al mare.
Sopravvivemmo.
Di tanto in tanto uscivamo fuori, ma preferivamo rimanere chiusi qui sotto. Non so perché, forse avevamo paura. Sapevamo che quei dannati mostri non avrebbero mai potuto scavalcare i muri e i cancelli della base, ma all’epoca avevamo paura.
Forse è stata colpa della solitudine, forse dell’angoscia, forse dell’isolamento. Ma invece di rilassarci e stare un po’ più tranquilli, abbiamo cominciato a diventare paranoici. Quando uscivamo fuori dal bunker, indossavamo maschere antigas. Non sapevamo se il morbo poteva essere trasmesso anche per via aerea, io non lo so tutt’oggi. Pensandoci, è stata una cosa stupidissima. Siamo stati 3 anni fuori, senza mai “ammalarci”, e ora che eravamo al sicuro, avevamo più paura di prima.
Siamo stati più di anno così. Siamo sopravvissuti, come sapete. Magari li avete visti, magari no, ma io i miei messaggi tramite web li ho mandati.
Ho visto pure che l’ultimo non è arrivato. La linea era assai disturbata l’ultima volta. Quel messaggio di quel ragazzo si è sovrapposto al mio…Ecco perché questa volta ho deciso di registrare prima su una videocamera normale, prima di metterla sul web. Così sarò sicuro che questa volta, il messaggio arriverà.
Vaffanculo a questa maschera di merda. Vaffanculo a tutto!
Io ho deciso: domani uscirò fuori di qui. Sono da solo. I miei compagni si sono tolti la vita. Io no. Non ho voluto. Voglio continuare a vivere. Finchè potrò.
Domani uscirò. Devo vedere con i miei occhi com’è la situazione fuori.
Porterò questa videocamera. Così, se mi dovesse succedere qualcosa, chi la troverà, se e quando sarà tutto finito, saprà come sono andate le cose.
Qui è sempre Angelo Cavallaro che parla.
Sopravvivete, se potete.
Io farò altrettanto.
L'anomalia, in Italia, è a 360°.
Non è tutta colpa "sua", se stiamo come stiamo.
E' anche colpa sua.
Non tutta.
Anche.
Buona parte della colpa ce l'ha la sinistra.
Primo, perchè non è sinistra.
Secondo, perchè non è comunista.
Terzo perchè fa tutto, tranne opposizione.
Ci fosse stata un'opposizione (non dico "seria", mi limito a dire "opposizione") in questi ultimi quindici anni, già dopo l'esperienza fallimentare del primo governo Berlusconi nel '94, avrebbe potuto facilmente evitare le tre legislature "silviesche" che avrebbero seguito nel corso degli anni successivi.
Non sto ad elencare tutti i procedimenti penali a carico del Cavaliere Andateveli a cercare, se non li conoscete. E non credete a chi dice che Berlusconi è un poveraccio perseguitato "solo" perchè (e da quando) è entrato in politica. E' entrato in politica perchè se non l'avesse fatto, sarebbe andato in galera (dato che il suo gruppo aveva accumulato circa 5000 miliardi di lire di debiti), così come sarebbe andato in galera qualche anno prima per falsa testimonianza sulla P2 se non avesse goduto dell'amnistia 1989 (senza contare l'inchiesta per traffico di droga, all'inizio degli anni '80).
Con uno con un curriculum giudiziario "di tutto rispetto", un'opposizione normale ci sarebbe andata a nozze. E l'avrebbe demolito facilmente in campagna elettorale (come ipotizzavamo nel post di ieri).
E invece no.
A casa nostra non funziona in questo modo.
L'opposizione, in certi frangenti, è stata davvero la migliore amica di Silvio Berlusconi. Vedi la Bicamerale; vedi il patto su Mediaset; vedi la mancanza di una legge decente che regolamenti il conflitto di interessi.
E così via.
Non tutti, forse, si ricordano cos'è successo 3 anni fa.
Berlusconi era politicamente morto.
Fini l'aveva scaricato ("Siamo alle comiche finali", remember?), La Lega aveva cominciato a sganciarsi da lui, e anche tutti i partitucoli di destra sembravano poter fare a meno dell'Unto di Arcore.
Chi l'ha resuscitato dalla tomba, al grido "Senza Berlusconi non si può parlare di una nuova legge elettorale"?
Quel coglione (perchè questo è) di Veltroni.
Invece di gettarlo definitivamente nel dimenticatoio, è andato a ripescare il rudere arcoriano già in procinto di abbandonarsi nel suo mausoleo personale.
Col risultato che tutti, poi, sappiamo.
E grazie al cazzo che poi la gente dotata di buon senso si mette a ridere quando parla qualcuno dell'opposizione. Come ci si può fidare di questi "geni" della politica? Questi stessi geni che invece di approfittare di questo scandalo abnorme che sta investendo il Premiers, che si potrebbero permettere di dire qualcosa di serio e sensato, non solo non fanno altro che litigarsi (e dividersi) su "stronzate" come la leadership, ma non sono nemmeno in grado di offrire ai cittadini un'alternativa seria, proponendo un programma semplice, chiaro, e soprattutto, valido?
Non ci si può fidare. E' impossibile.
Ecco perchè non possiamo nemmeno lamentarci se al Governo abbiamo "gente di un certo livello".
Immaginiamo, per assurdo, che Barack Obama chiami di notte il Dipartimento di Polizia di Washington, e si assicuri che una ragazza colà trattenuta - che secondo lui è la nipote di Lula - venga immediatamente rilasciata.
Nel giro di un paio d'ore, i media americani, liberi e indipendenti, saprebbero tutto. Accerterebbero che la ragazza "nipote" di Lula altro non era che una messicana minorenne che esercitava il mestiere più antico del mondo, che Obama avrebbe esercitato un vero e proprio abuso di potere e che, probabilmente, c'è qualcosa di più scottante dietro questa faccenda.
Abuso di potere.
Per mascherare sesso a pagamento.
Con una minorenne.
Tutti i network americani (assieme a tutti i network del mondo) impazzirebbero letteralmente alla notizia.
Uno scandalo del genere non s'era mai visto e sentito in nessuna Democrazia Occidentale. E' una roba talmente tremenda che in qualsiasi paese democratico provocherebbe non un terremoto, ma una vera e propria apocalisse politico/sociale.
Chi ci godrebbe di più, naturalmente, sarebbe l'opposizione. I falchi Repubblicani, in perenne assetto di guerra (istituzionale), cavalcherebbero immediatamente lo scandalo, presenterebbero in quattro e quattrotto una bella richiesta di impeachment, e otterrebbero nel giro di poco tempo (grazie anche alla collaborazione dei colleghi democratici, che non possono permettersi di avere uno "scandalo" del genere a casa propria) le dimissioni del Presidente.
Una volta partito il "tour" elettorale, i Repubblicani vincerebbero sicuramente le Presidenziali, forti non solo del consenso derivante dall'essere riusciti a sfruttare a proprio vantaggio lo "scandalo" del Presidente, ma del fatto che, in una Democrazia, chi è all'Opposizione è sempre pronto con Ministri Ombra, Programmi e Ipotesi di Governo "paralleli" a quelli legittimi, in modo da dare e presentare all'opinione pubblica un'alternativa sempre e comunque valida.
Ora, pensate a quello che sta succedendo a casa nostra.
Prendete pure un pacco di fazzolettini, sedetevi e mettetevi comodi.
Vi lascio piangere in tranquillità, fino a domani...
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