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Se gli scrittori stalkerano i lettori per un feedback negativo...

Lo sapevate? C'è una nuova moda su internet! Quella dello scrittore che stalkera l'autore quando gli lascia una recensione negativa!
La settimana scorsa mi sono ritrovato tra i messaggi privati di Facebook (nella cartella oscura di “Altri messaggi”) una richiesta singolare. Un autore (o un’autrice – tale Azia Medea Rubinia Mantinea) di un libro mi domandava il perché avessi lasciato un feedback negativo al suo libro.
Ho avuto un terrificante deja-vù. Perché una cosa del genere mi era già capitata. E la situazione, come potete leggere QUA, era sfuggita leggerissimamente di mano.
Ma ho promesso all’autore (o all’autrice?) che ci avrei dedicato un articolo.
E quindi parliamone, di questo orrore denominato Domine et Serva di Azia Medea Rubinia Mantinea, ovvero uno dei libri più brutti che abbia mai letto in vita mia.
Perché è così tremendo?

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Agorafobia - Dario Moccia/Fubi

Quando esce un prodotto di un qualcuno che conosci (personalmente o virtualmente, poco importa) e con il quale qualche volta hai pure collaboricchiato, ci sarà sempre quello che, nei meandri oscuri dell’internetto, andrà subdolamente a commentare cose del tipo: “Eh ma grazie che quello ci fa la recenZione: è un suo amyketto!
Oppure: "Eccolo, il markettone! Chissà quanto l'ha pagato!"
O ancora: "E mica può parlarne male!"
Perciò io metto il disclaimer ancor prima di cominciare: conosco Dario Moccia da prima che divenisse “Dario Moccia”, quando ancora non aveva un canale YouTube e commentava i capitoli di OP sulla mia fanpage facebook.
Perciò, può questo fatto essere una discriminante?
Può questo fatto avere influito e influenzato il mio giudizio #totaletombale?
In buona sostanza: com'è questo Agorafobia?

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DRAGON BALL SUPER: cosa succede se Mr Satan diventa (davvero) Super Saiyan?

Io me lo immagino Akira Toriyama a casa sua a sghignazzare davanti al televisore nel vedere gli alieni galattici presentarsi al cospetto di Mr. Satan con quel balletto non-sense (che nella loro cultura, evidentemente, è un qualcosa di emozionante).
Io me lo immagino mentre sghignazza, e al contempo conta le banconote del suo portafoglio. Miliardi di banconote. Che mettono a tacere qualsiasi critica negativa a riguardo di Dragon Ball Super, perché “pecunia non olet”, e blablabla.
D’altronde, come diceva il saggio, “massimo rendimento col minimo sforzo”. E pensando che col Super Toriyama avrà fatto “solo” il character design di Champa e dei futuri combattenti dell’Universo 6, per lui sossoldi facili.
E a questo proposito mi immagino Salagir e Gogeta Jr, i papà di Dragon Ball Multiverse, che si stanno mangiando le mani, dato che Shueisha ha effettivamente “copiato” la loro idea geniale. Perché le cose sono andate esattamente come avevo preventivato in tempi non sospetti (LEGGI QUA), e la piega di Dragon Ball Super, stando al manga, sarà esattamente quella che avevo “profetizzato” nel mio saggio su Dragon Ball, quando sul Super non si sapeva ancora nulla.
Ad ogni modo, il primo arco narrativo di Dragon Ball Super è terminato.
E com’è stato, nel complesso?

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Calimero, un cartone animato estremamente razzista

Non so come ieri sera, parlando con Deborah, siamo finiti a disquisire di personaggi italiani di fantasia molto brutti (peggio: ANTIPATICI). Ad ogni modo, sul trono dei più pessimi, non ci sono stati dubbi. In cima alla lista figuravano Topo Gigio e Calimero.
Per quest’articolo volevo focalizzarmi sui due personaggi e su quanto la loro antipatia e insopportabilità raggiungesse vette smisurate.
Per quanto riguarda la storia di Calimero, però, avevo solamente alcuni ricordi sbiaditi.
Nel senso che ricordavo bene che lui fosse nero in quanto “solo” sporco (e quindi nel cartone animato made in Japan non s’è mai lavato una singola volta), e che, in quanto testimonial di Ava, diventasse bianco solo dopo un proverbiale lavaggio.
Non ricordavo però il contesto, né la pubblicità primigenia in cui vediamo i suoi natali.
Che, a guardarla con gli occhi di oggi, è di un agghiacciante unico.
Non ci credete?

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5 validi consigli per chi vuole (auto)pubblicare un libro

Ho autopubblicato il mio primo libro su Amazon nel settembre del 2013.
Come esperimento, per capire come funzionasse la piattaforma in vista del mio primo saggio su One Piece. “The Goddamn Particle” è un racconto fantascientifico sulle origini di un (futuro) eroe potentissimo, poiché in grado di sprigionare la potenza dell’atomo. Nell’universo di “2 Minuti a Mezzanotte”, Uranium è uno dei personaggi più interessanti, soprattutto per via del fatto che è costretto a vivere all’interno di un’armatura che deve contenere la decadenza radioattiva che il suo corpo sprigiona. Mi sembrava naturale, pertanto, andare a scavare tra le “origini” della sua natura sovraumana.

A distanza di poco tempo ho immesso sulla piattaforma del signor Bezos altri due libri: un secondo racconto, “Una lunga nottata”, che fonde elementi noir alla narrativa zombie (un gruppo di camorristi impegnati in un’azione nottura si ritrovano ad avere a che fare con dei mostri non proprio “amichevoli”). Per quanto mi riguarda è la cosa migliore che abbia scritto, nonostante sia un testo difficile da comprendere, in quanto i dialoghi sono tutti i napoletano.
A questo si aggiunge la mia vecchia tesina sul calcio, la cui storia potete trovare raccontata nel dettaglio QUI.
Dopodichè sono arrivati quattro saggi a fumetti:
ONE PIECE: Pirati, Bucanieri e Corsari tra Storia, Fumetto e Mito
Holly e Benji: Lo spokon che ha rivoluzionato il calcio
ONE PIECE: Tra folklore, Mitologia e Fumetto
Tutto quello che non sai su Dragon Ball
Libri che mi stanno dando grandissime soddisfazioni. Che hanno racimolato un discreto numero di recensioni. E che, nel mio piccolo, mi hanno fatto capire alcune cose “fondamentali” per quello che concerne l’autoproduzione.

Ecco quindi che, arrivato a questo punto, non mi sembrava una brutta idea dare questi 5 consigli validi per chi vuole autopubblicarsi.
Pronti?

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ONE PIECE: L'importanza del rosik di Doflamingo

Il capitolo 801 di One Piece è un vero e proprio gioco di prestigio, per il semplice fatto che Oda sta indicando la luna, e tutti quanti si stanno focalizzando sul dito.
Perché diciamoci la verità: sono pure interessanti le statue degli eroi di Dressrosa, la nave di Bartolomeo è una figata, le nuove taglie stratosferiche sono bellissime (soprattutto quella del nostro Dio preferito), la faccenda di Sanji è molto subdola, ma pare che nessuno ha capito le vere implicazioni di questo capitolo, che è una delle pietre angolari per capire buona parte dello One Piece “che era”, e che pone le fondamenta dello One Piece “che sarà”.
E che ha, ancora una volta, al centro di tutto, Doflamingo.
E la sua palese rosikata.
Perché Doflamingo, in tutta la sua vita, ha vissuto un rosik continuo, e ha agito sempre e solo in virtù di quello.
Non ci avevate mai pensato, vero?

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Minions vs Inside Out: qual è stato il film migliore dell'estate?

Nell’ultimo mesetto sono uscite (da voi in Italia – qui in UK le abbiamo digerite un bel po’ di tempo prima) un paio di film d’animazione che, per motivi diametralmente opposti, hanno scatenato flame a ripetizione, soprattutto sui social network.
I titoli li avete sicuramente in mente: Minions e Inside Out.
Col primo che, contro ogni pronostico e previsione(?)* ha sbancato i botteghini incassando più della pellicola Pixar.
E provocando le ire di Rabbia nella testa di molti.
Probabilmente anche tra alcuni di voi.
Vero?

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I casotti temporali dei film di Dragon Ball (e di DB Super)

Quando una decina di giorni fa sono andato a vedere Dragon Ball Z – La resurrezione di F, una delle prime cose che ho pensato è stata: “Ok, ma questo coso ora quando è ambientato?”
Prontamente ho rigirato la domanda al mio compagno di visione, quel cacacazzo di Cavernadiplatone. Che con la sua baldanzosa sicumera mi ha risposto: “Tra i 6 e i 7 anni dopo la sconfitta di Majin Bu”.
Che così, d’impatto, potrebbe starci.
Se non fosse che questo film è il seguito de “La battaglia degli dei”, e si incastrerà (più o meno) con i fatti che stiamo vedendo in queste settimane nel tanto bistrattato Dragon Ball Super.
Ora è vero che questi film e questo cartone non sono “canonici”, così com’è vero che cercare una “logica” in Dragon Ball è, probabilmente, una cosa assurda.
Ma potevano almeno stare un poco attenti agli eventi “temporali” di base.
Perché, nel caso ve lo steste chiedendo, la risposta è sì: anche in questo caso, gli sceneggiatori hanno creato un vero e proprio puttanaio.
Non ci credete?

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Se sommobuta si scopre stronzo!

Ho sempre voluto scrivere un articolo per il mio blog che avesse come titolo un’allitterazione.
Per quei pochi che non lo sapessero, un’allitterazione è un insieme di parole di senso compiuto che iniziano con la stessa identica lettera, e che messe insieme formano una sorta di discorso “musicale” o “onomatopeico”.
Ricordo di essermi innamorato dell’allitterazione al liceo. E paradossalmente il mio primo tentativo di allitterazione fu in inglese. Me lo ricordo ancora: “Lion lives in London Zoo”.
Perciò era quasi obbligatorio iniziare il nuovo corso blogghico con una nuova allitterazione: Se sommobuta si scopre stronzo.

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Perchè Dragon Ball Super (non) è brutto

Quando qualche mese fa sono iniziate a circolare voci secondo le quali Toei Animation, visto l’enorme successo di “Dragon Ball: La Battaglia degli Dei” (e il futuro e già segnato trionfo de “La resurrezione di Freezer”) era al lavoro su un nuovo progetto animato, ovvero Dragon Ball Super, presagivo il dramma e l’orrore.
Tutti, al leggere i rumors, avrebbero avuto un “hype over 9000”, salvo poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, e lamentarsi su Feisbùk di quanto il nuovo DB “facesse schifo”.
Le ragioni di questa delusione, molto probabilmente, vanno ricercate in alcuni fattori che elencheremo tra poco.
Tuttavia, la vera domanda, dopo ben 6 puntate trasmesse, è un'altra: Dragon Ball Super è davvero così brutto come dicono?

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