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Roba da Caimani: la realtà che supera la fantasia

Spesso e volentieri, su questi lidi, ho pubblicato il video riguardante la scena finale de "Il Caimano" di Nanni Moretti (recensito QUI).
Spesso e volentieri ho scritto che questa scena era terrificante, agghiacciante, e - soprattutto - profetica.
La ripropongo per l'ennesima volta.

Se non l'avete mai vista, guardatela.
Se l'avete già vista, riguardatela.

Poi pensate a quello che è successo in questi mesi, in questi giorni, e ieri.
Arrivati a questo punto, possiamo dire che la realtà ha superato di gran lunga la fantasia.

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A quando il ritorno dei roghi dei libri?

La de(s)putata Gabriella Carlucci se n'è uscita con una proposta brillante e geniale: aprire una commissione d'inchiesta sui libri di testo in uso a scuola poichè Nelle scuole italiane ci sono libri di storia “troppo comunisti”.

C’è da salvaguardare la libertà di insegnamento, un valore sacrosanto ma c’è anche da salvaguardare il diritto degli studenti a ricevere un’istruzione corretta e non faziosa. Tutto il contrario di quel che si legge in molti volumi scolastici italiani.

Proviamo a sfogliare qualche libro di testo. La storia di Della Peruta-Chittolini-Capra, edito da Le Monnier, descrive tre personaggi storici: Palmiro Togliatti, ‘un uomo politico intelligente, duttile e capace di ampie visioni generali’; Enrico Berlinguer, ‘un uomo di profonda onestà morale ed intellettuale, misurato e alieno alla retorica’; Alcide De Gasperi, ‘uno statista formatosi nel clima della tradizione politica cattolica’”. Le altre citazioni riguardano testi di diverse case editrici tra cui la stessa Mondadori. Una raccolta di passaggi che tendono a mettere in evidenza “la gravità della questione”.

È per questo  che con questa proposta di legge avanziamo l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta volta ad accertare e a porre fine a questa situazione a dir poco vergognosa. Non si può, ancora oggi in un Paese che tutti definiscono libero, esercitare un indottrinamento del genere. Indottrinamento subdolo e meschino perché diretto a plagiare le giovani generazioni dando insegnamenti attraverso una visione ufficiale della storia e dell’attualità asservita a una parte politica.

Perchè si sa, i libri di testo scolastici presentano una situazione a dir poco vergognosa. E' risauto che Togliatti, De Gasperi e Berlinguer erano dei delinquenti di estrema sinistra (e quindi comunisti - soprattutto De Gasperi) che miravano al sovvertimento dello status quo italiano e che erano in combutta con una parte della magistratura rossa e politicizzata.

Mente invece non è una situazione vergognosa essere un parlamentare che sta dalla parte di uno che ha fatto falsa testimonianza sulla P2, che è accusato di corruzione, di prostituzione minorile, di concussione, di tangenti alla guardia di finanza, di finanziamenti illeciti a vecchi partiti, di aver creato fondi neri per le sue aziende, di falso in bilancio e frode fiscale, nonchè corruzione in atti giudiziari.
No, quella non è una situazione vergognosa.

Ma sarà forse il fatto che certi libri di testo fanno pensare, e quindi fanno paura?
A quando, dunque, il ritorno dei roghi di libri?

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Batman Begins

L'addestramento è niente! La volontà è tutto!

E' questo il nodo cruciale dell'intera pellicola di Nolan (assieme al tema della paura, che può essere usata e veicolata in una infinità di modi differenti): la volontà.

La volontà di Bruce Wayne di vendicarsi dell'assassinio dei suoi genitori, offuscata dalla paura di diventare qualcosa di più, paura che invece evolve, tramutandosi in volontà di diventare un simbolo e ottenere giustizia (e non più vendetta) anche grazie alla paura che può infondere nel cuore dei criminali.

Il Batman di Nolan, a differenza di quelli che l'hanno preceduto, è soprattutto questo: un uomo, che come tutti ha paura dei suoi incubi e, soprattutto, del suo passato. E' un uomo che sbaglia, che cade, che inciampa: ma che trova sempre la forza di rialzarsi (d'altronde si cade poichè così si impara a rialzarsi), di compiere il suo dovere, e raggiungere l'obiettivo che si è prefissato, diventanto un supereroe credibile che sarebbe estremamente realistico anche nel "nostro mondo".

E' un Batman diverso, che pesca a piene mani (ancor più dei due Batman di Tim Burton) da quella riscrittura del personaggio operata a fine anni '80 da Miller e da Moore, e che trova le sue fondamenta nello splendido Batman: Anno Uno.

Perchè se il supereroe è importante, è ancora più importante comprendere chi è l'uomo dietro la maschera, da dove viene, chi è stato in passato, quali scelte ha compiuto, che sbagli ha commesso e qual è stata la sua maturazione.

Senza vedere e capire questo percorso, non comprenderemmo perchè "L'addestramento è niente", mentre "La volontà è tutto". E non capiremmo perchè Batman, ne "Il Cavaliere Oscuro" (o in una graphic novel come "The Killing Joke", o in tutti gli scontri con i suoi più acerrimi rivali), benchè sia per certi versi uguale al Joker, gli sia diametralmente opposto.
D'altronde, è un oggetto inamovibile (grazie alla sua forza di volontà) che si scontra con forze irrefrenabili.

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La Foto della Settimana: Manifesti Elettorali

Perchè quando ci sono le elezioni, gli amici degli amici sono sempre pronti...

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Nu poc' e munnezz'...

A differenza di Bagnoli, il quartiere dove abito, il centro (e non solo il centro) di Napoli continua a essere sommerso da tonnellate di spazzatura.
Ci sono cumuli enormi, larghi almeno quattro o cinque metri e alti due, e nelle periferie le strade sono delle vere discariche a cielo aperto, dove gli assemblamenti di monnezza sono talmente lunghi, alti e larghi che occupano interi marciapiedi, strade in tutta la loro lunghezza e metà della carreggiata.

Questo a testimonianza che "l'emergenza" (che non è mai stata risolta, ovviamente) non è "emergenza", ma normalità.
Deborah dice: "Che ci vuoi fare? Ormai siamo abituati!"
Io, sinceramente, non riesco ad abituarmici.

Mi fa schifo camminare in mezzo alla spazzatura, mi dà fastidio fare lo slalom tra sacchetti, monnezza e puzza, e un serpente mi morde le viscere quando vedo i turisti (quei pochi che ancora vengono) che fotografano "a'munnezza", poichè ormai la spazzatura, così come il Vesuvio, la pizza o il nostro stupendo lungomare, è diventata un simbolo caratteristico di Napoli (ok, la foto come avete potuto notare l'ho fatta anche io, ma era esclusivamente per il blog e per questo post).

Questa foto qui sopra poi è emblematica e al contempo spettacolare (nel suo essere tragica).
Il cumulo si trova nel vicolo laterale di Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli. Se si va a vedere da vicino, si possono vedere i sacchi col logo del comune, che presentano al loro interno carte protocollate, documenti ufficiali vecchi, timbri, penne, pacchi e altre amenità simili.
Tutti bollati "Comune di Napoli".

Che spettacolo, signori...

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Il tempo del Blogger

Il mese scorso avevamo affrontato il tema de "Il Blocco del Blogger".
Oggi invece parliamo de "Il tempo del Blogger".

Ci sono giorni che ho in testa mille mila cose da scrivere questo piccolo spazio digitale. Vorrei parlare di libri letti, di fumetti apprezzati, di film visti, di politica in modo più o meno serio, vorrei provare a parlare anche di musica e di amenità simili, ma il problema di fondo è uno solo: la mancanza di tempo.

E' abbastanza difficile aggiornare il blog ogni giorno (certo, i miei sono articoli il più delle volte brevi, che non impegnano più di cinque minuti - ma d'altronde la concezione del blog dovrebbe essere proprio questa: scrivere articoli "interessanti" che però non siano allo stesso tempo impegnativi), ma è un piccolo impegno che porto avanti con voi, 20 lettori che mi seguite.

So che i "colleghi" blogger che transitano da queste parti hanno una sfilza di post programmati e già scritti da adesso fino al 3012. Io invece - quando va bene - riesco a scrivere un post al giorno la mattina presto, appena alzato. Se sono di umore giusto, programmo la pubblicazione per le prime ore della mattinata; altrimenti (come in questo caso) al primo pomeriggio.

Ma voi, cari "colleghi" blogger, come riuscite a scrivere 1214451513535 post da tenere ben conservati in modo da non essere mai "a secco"? Quando vi mettete a scrivere 34353566 post tutti di filato?
Illuminate questo umile servo della blogosfera, affinchè possa seguirvi sulla nobile arte della scrittura e della conservazione eterna di post sul blog...

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Maledette Zanzare - Simone Corà

Due poliziotti, due killer poco professionali, un gruppo di quattro ragazzi, un innamorato e la sua "bella", un marpione e la sua "bella", e due vecchiette dal temperamento completamente opposto intrecciano i loro percorsi e si trovano invischiati in una guerra secolare combattuta tra due entità "zanzariformi" molto particolari, figlie entrambe della Palude.
Tra fughe rocambolesche, irruzioni, laboratori segreti, mostri sanguinolenti e tante, tante zanzare, la palude attorno alle rive del Brenta diventa per una notte un posto tetro, buio e terrificante, dal quale, forse, sarebbe stato meglio tenersi alla larga...

Tra i racconti letti nell'antologia che mi è arrivata per aver vinto Ucronie Impure, Tres di Simone Corà mi aveva colpito. Non tanto per la trama (che anzi, non mi era tanto piaciuta) quanto per lo stile e l'intreccio della storia, quelli sì molto buoni. 

Maledette Zanzare, invece, oltre a mantenere uno stile di scrittura fresco e immediato, e un intreccio a mio avviso perfetto, è (per fortuna) molto buono anche dal punto di vista della semplice trama.
Soprattutto, è un libro onesto. Promette sin da subito di divertire il lettore, e mantiene fino alla fine questa promessa di divertimento. Il libro si fa leggere con piacere, le pagine (digitali, poichè il romanzo è disponibile solo in versione elettronica) scorrono veloci, e si ha sempre vogli di andare avanti per scoprire come va a finire la storia.

E' davvero un buon prodotto, che fa il suo sporco lavoro, e intrattiene alla grande.
I personaggi, molto pulp e decisamente sopra le righe, sono tratteggiati tutti abbastanza bene (Pietro il dinamitardo, epicissimo), e i mostri zanzariformi sono veramente spettacolari

Forse, l'unica (piccolissima) pecca è una mancanza di approfondimento nella "Genesi" dei mostri zanzariformi. Capisco il voler rimanere sul "fantastico", ma avrei gradito qualche spiegazione e dissertazione in più. Poco male, comunque.

Se cercate qualcosa di leggero e divertente, questo Maledette Zanzare può fare al caso vostro.
Soprattutto, il prezzo è irrisorio: 3 euro e 90.
Quanto un Naruto o un Bleach.
Con la differenza che i due manga sopracitati sono diventati una schifezza, mentre Maledette Zanzare, a mio avviso, merita.

Ps: alla fine del volume c'è una scheda che attesta la proprietà del prodotto digitale, e il numero della copia. Il mio è 3448. Se è il numero di copie vendute (io l'ho preso il giorno di lancio), vuol dire che anche in Italia possiamo cominciare a fare un bel discorso inerente la vendita e l'acquisto di eBook...

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L'illusionista

A cura di Raffaele "El Rafko" Sergi

Sarò sincero: non avevo la più pallida idea di come cominciare questo post; tale è l'effetto che "L'Illusionista" è riuscito a suscitarmi. La verità è che tutto ciò che leggerete nelle prossime righe sarà per la maggior parte totalmente inutile, perché è praticamente impossibile pensare di circoscrivere un film del genere in una prigione di parole. Sarebbe come cercare di ingabbiare il volo di una colomba per ammirarne l'eleganza, o di catturare la luce del sole nel riflesso di uno specchio. E "L'Illusionista" è una colomba che vola, ma senza librarsi maestosamente in cielo: vola basso. È una stella che brilla di luce propria, ma senza abbagliare la vista. Non deve essere descritto, né recensito, né spiegato: deve essere visto, ascoltato, sentito. Va capito. E, soprattutto, deve essere vissuto in prima persona, per poterne cogliere ogni tratto, ogni sfumatura, ogni lieve e delicata atmosfera.

Siamo nel 1959. A cavallo tra la Francia e la Gran Bretagna, un anziano illusionista, distinto signore francese, vaga senza una meta precisa, rinnegato da un mondo che sembra non avere più spazio per lui e per le sue magie. Alla ricerca di un pubblico ancora in grado di apprezzare il suo talento, ormai annichilito dalla crescita esponenziale e dall'ascendente delle rock star (i Britoons nella fattispecie, chiaro riferimento ai Beatles), giunge in un paesino remoto ed incontaminato della Scozia, dove incrocia la strada della giovane Alice. Timida ed impacciata, dal carattere benigno e profondamente ingenuo, Alice resta affascinata dall'esuberanza dell'anziano illusionista, che decide di accoglierla sotto la sua ala protettiva come una figlia, fungendo da figura paterna. I due, giunti in una Edimburgo dalle due facce, una sfarzosa ed elegante, l'altra fragile e depressa nel tema dell'abbandono e della dimenticanza, inizieranno una breve ma intensa convivenza familiare che li porterà a sostenersi a vicenda, pur con ruoli e responsabilità diverse. In un'aria appesantita dalle tensioni sociopolitiche della Guerra Fredda (ben visibili alcuni cartelli "COULD IT BE WAR" e "Khrushchev and Nixon have war of words"), la crescita interiore di Alice come donna, e le difficoltà sempre crescenti dell'illusionista nel trovare posto in una vita che lo respinge, porterà ad un finale intriso di tristezza ma al tempo stesso di speranza, col sopraggiungere di un cambiamento che appare imminente.

I caratteri distintivi de "L'Illusionista" sono tanti. A ben pensarci, nonostante la natura semplice, diretta, alle volte struggente, sempre costante, sono talmente tanti che si fatica a capire come riescano a stare così bene tutti insieme, senza collimare fra loro. È una fiaba, perché ne contiene le impronte più candide, pure ed immacolate; è folklore, perché la tela su cui è dipinto ha quel sapore caldo, antico e familiare che, come un sogno, riesce a far tornare bambini rievocando alla memoria dei ricordi sopiti, quasi perduti; è poesia, perché possiede la capacità di esprimere un concetto, un pensiero, una storia che il più abile degli oratori non riuscirebbe ad enunciare con semplici parole; è il classico "Odi et Amo" catulliano, perché così come lo ami per la sua straordinaria bellezza, allo stesso modo lo odi per la sua immensa malinconia; è imprevedibile pur nella sua semplicità; è illusione e disillusione, incanto e disincanto; è slapstick nella sua mimica e nella sua raffinata comicità; è un vaudeville sul viale del tramonto, un teatro a fari spenti. Ma è anche di più: è il disegno che assurge al ruolo di dialogo come forma di espressione, è l'arte che si supera, trasformandosi in qualcosa di diverso. È il bagliore di una fenice che muore per non rinascere, come l'esplosione di un fuoco d'artificio. Un treno che viaggia nostalgico senza una meta precisa, durante una pioggia notturna che non ha inizio e non ha fine. Un'immagine, un suono, un'evocazione troppo alta, troppo importante, troppo, in tutti i sensi, per poter essere semplicemente narrata.

L'assenza quasi totale di un dialogo parlato, con l'animazione a farla da padrone nel trasmettere linguaggi ed emozioni, è l'elemento che più di ogni altro tende a rendere il film universale. Pantomima pura, fattore quasi impensabile in un cinema odierno che guarda con interesse crescente all'apparenza più che alla sostanza, come d'altronde Chomet ci aveva già abituati quasi 10 anni fa col suo capolavoro "Appuntamento a Belleville".
Strizzando l'occhio all'indimenticato ed indimenticabile Jacques Tati, al secolo Jacques Tatischeff, Sylvan Chomet plasma "L'Illusionista" con le maggiori caratterestiche che furono del regista e mimo francese, facendo coesistere anche aspetti diametralmente opposti fra loro, portando così alla ribalta una storia scritta oltre mezzo secolo fa dallo stesso Tati e che non ha mai visto la luce.
L'illusionista è un personaggio che funziona, non perché è eroico, misterioso o simpatico, ma perché è reale: dedito al sacrificio, e riciclando il proprio talento e la propria passione per esigenze forzate della vita, affronta le difficoltà che gli si parano davanti in maniera serena, pur mantenendo sempre un atteggiamento coerente e professionale. Patisce la vita ma continua a viverla, percorrendo lo stesso sentiero che altri, nell'arrendevolezza e nella difficoltà, hanno abbandonato anzitempo. Particolarmente suggestivi, sotto questo frangente, le figure del clown depresso che tenta - invano - il suicidio, o il marionettista che si dà all'alcool dopo aver svenduto la propria marionetta, poi svalutata col passare del tempo. Cliché sempre d'effetto, mai banali.
Alice, reale anch'essa, sintetizza invece la genuinità, ma anche l'evoluzione, il cambiamento per amore del cambiamento, come trasformazione naturale. È una cometa folgorante, una scia improntata a stravolgere, pur nella propria semplicità d'animo, ed a fornire nuova linfa alle fondamenta di una filosofia e di un'esistenza ormai alla fine, quasi al collasso. L'impronta perfetta di un capolavoro di imperfezione, nota struggente di una melodia drammatica, dolce e nostalgica.

In conclusione, "L'Illusionista" è una di quelle perle cosiddette di nicchia che non otterrà mai i riflettori che meriterebbe. Un'opera splendida, estremamente raffinata, che restituisce un po' di sfarzo e di genuinità ad un mondo, quello dell'animazione, sempre più commerciale ed inconcreto.

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Primo

Roma, 1938.
Gli uomini dell'EPRA lavorano solerti affinché l'italica gioventù possa abbeverarsi dei sacri ideali littori. In realtà, il loro ufficio ha una funzione ancora più importante: è una facciata dietro a cui si cela un laboratorio segreto. Sta prendendo forma un progetto che ha la benedizione del Duce in persona. Il valoroso Primo Cossi si sottopone a un esperimento destinato a trasformarlo nel perfetto esemplare di supersoldato fascista. Ma qualcosa va storto. Primo si risveglia nel 1969, in tempo per diventare protagonista occulto di una delle stagioni più nere della storia italiana. Un'ombra che si allunga fino ai giorni nostri.

La graphic novel che più mi è piaciuta quest'anno.
Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso confezionano un ottimo mix di azione, Storia e fantascienza con una spruzzatina ina ina di ucronia (che male non fa mai), al servizio di una storia fruibile, leggera e allo stesso tempo ottimamente congegnata e complessa, che diverte e fa anche pensare.

Primo è l'antieroe per eccellenza: burbero, risoluto, sboccato quel tanto che basta, dalle maniere spicce, fscista fino al midollo.
Tuttavia, il mondo in cui viene risvegliato non è più il Ventennio, ma la fine degli anni '60.

E Primo, supersoldato dalla forza erculea, che non invecchia, non sente dolore e non teme la paura, viene ingaggiato in un primo momento come agente di una delle tante organizzazioni neofascite che operavano tra gli anni '60 e '70 (una a caso tra Ordine Nero, Avanguardia Nazionale, NAR...) coinvolte in alcuni degli attentati terroristici più sanguinosi del nostro paese (Primo è l'esecutore materiale della strage di Piazza Fontana), e poi rinchiuso in un carcere speciale dove sono detenuti supersoldati come lui.

Il mondo di Primo infatti è un mondo dove la bomba atomica è solo un "diversivo", dato che tutti i governi, dall'inizio del '900, hanno impiegato denaro e risorse per creare o supersoldati perfetti (come Primo), o fortissime bioarmature meccaniche per migliorare le prestazioni standard dei soldati.

Il bello è che Primo riesce a scappare dal penitenziaro speciale con un sotterfugio, e se di lui sembrano essersi perse le tracce, in realtà ogni tanto saltano fuori notizie sulla sua persona: avvistamenti, segnalazioni su azioni singole in cui sono coinvolti i Servizi, lavori in qualità di guardia personale di questo o quel dittatore...

E credetemi, le due pagine finali, sono una vera e propria chicca.

Da non perdere.

Ps: ottima l'intervista a fine volume ad Aldo Achille Certozzi, il papà di Primo. Viene spiegata per filo e per segno la nascita del primo supereroe italiano (concepito pochi mesi dopo l'apparizione di un tale di nome Kal El proveniente dal pianeta Krypton) a "immagine e somiglianza" del Duce in persona (ma solo più giovane e con qualche capello in più).

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La Foto della Settimana: Primavera (della vita)

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