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World War Z - Max Brooks

Ne avevo sentito parlare a destra e manca come di un capolavoro.
E se magari capolavoro non è, è di sicuro un bellissimo - e originalissimo - libro, questo di Brooks.

Se la storia di fondo è l'archetipo più (ab)usati della narrativa di genere horror che tratta di zombie (ovvero un'infezione virale che diventa pandemia e fa "resuscitare" i morti), la costruzione dell'intero romanzo è quantomai insolita e riuscitissima.

World War Z infatti si configura come una specie di documentario storico, dove i sopravvissuti alla "Guerra degli Zombie" raccontano in prima persona le loro esperienze personali, rendendo il volume verosimile e terrificante.



In World War Z, attraverso le parole e i racconti dei più disparati testimoni (dalla casalinga, all'ex soldato, al politico, al parente dell'eroe di guerra, al regista affermato, al traumatizzato, ecc...), l'autore riesce a ricostruire con puntualità l'evolversi della catastrofe che stava per portare all'estinzione il genere umano.

Si viene a sapere così che i primi casi riscontrati del "morbo" si ebbero in alcuni paesi remoti della Cina, che la questione divenne di dominio pubblico solo dopo gli avvistamenti in Sudafrica - benchè i governanti fossero già stati informati del pericolo imminente, e che gli eserciti, nonostante fossero supportati da apparati bellici modernissimi e ipertecnologici, poco potevano fare contro orde di milioni di morti viventi, che non accusavano sintomi di stanchezza, che non avevano paura, e che erano mossi solo dall'istinto primordiale di uccidere.

Alcuni racconti sono inquietanti e assolutamente "reali", tanto che ti fanno quasi credere che ci sia stata effettivamente una guerra degli Zombie.
Su tutti, mi ha colpito la testimonianza di uno dei dirigenti di una casa farmaceutica addetta alla produzione del Phalanx, una sorta di vaccino del tutto inutile contro il morbo;  il cinismo del dirigente è qualcosa di straordinariamente reale e naturale, dove emerge il lato puramente commerciale della realizzazione del Phalanx, creato soprattutto per cavalcare la paura delle persone nei confronti del morbo, in modo da ottenerne il maggior profitto possibile.

Davvero un ottimo libro, che si fa leggere (anzi, divorare, con piacere).

Un grazie a Deborah, che me l'ha regalato per San Valentino.

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Boris - Stagione 3

Il progetto "Machiavelli".
Ecco cosa ossessiona il talentuoso regista Renè Ferretti. Un progetto ambizioso e difficilissimo, una fiction a sfondo storico che nessuno è mai riuscito a realizzare e portare a termine. Ma Ferretti è fermo sulla sua decisione, e decide di esporre Machiavelli alla Rete. Che la avalla; ma non prima di due anni.

Ferretti è deluso. Dopo un'orripilante esperienza su un set milanese, viene chiamato inaspettatamente dalla Rete e messo davanti a una scelta: girare Machiavelli (riveduto e corretto in una "vera merda" da quella banda criminale formata dai "soliti" tre sceneggiatori), o far partire il serial tv che rivoluzionerà una volta per tutte il mondo della fiction italiana: Medical Dimension.
Ferretti accetta così di dirigere Medical Dimension. Senza sapere che il progetto, a quanto pare, è una vera e propria trappola mortale...

"Qualità" è il leit motive di Medical Dimension. Qualità nella regia, qualità nel team di lavoro, qualità negli attori. Ma come farà Ferretti ad ottenere qualità, se team e attori sono sempre gli stessi di Occhi del Cuore 2? E soprattutto, cosa si cela realmente dietro Medical Dimension?

Rispetto alle due precedenti stagioni, Boris 3 forse (forse) si prende un po' troppo sul serio. La qualità della serie resta altissima, ma l'andamento generale è più serioso (fatta eccezione per le parentesi riservate ai tre sceneggiatori e a qualche trovata geniale). Si ha come la sensazione che tutta la stagione (composta da 14 episodi, come al solito), sia solo un lungo preambolo che serve ad arrivare al "season finale" delle ultime due puntate.
Ultime due puntate che sono un capolavoro vero e proprio, che fondono momenti comicissimi che fanno spanciare dalle risate a momenti di riflessione pura.
Perchè il set di Medical Dimension (e di quello che verrà dopo), e tutto ciò che gli ruota attorno, sono davvero lo specchio tragicomico e perfetto di questa nostra Italietta.

Imperdibile.
Soprattutto perchè quest'anno esce il film al cinema.
Sperando che non sia fatto "a cazzo di cane".

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La foto della settimana

Scattata la scorsa settimana qua a Napoli, in via Port'Alba.
Eloquente. Non c'è nient'altro da aggiungere.
E immagino sappiata il numero 71 cosa sia, nella Smorfia, vero?

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Fatti di ieri...e fatti di oggi!

Io non mi sono prefisso di riferire le opinioni espresse di volta in volta dall'uno o dall'altro, se non in quanto esse si distinguono per nobiltà o per singolare bassezza; perchè penso che primo dovere dell'annalista sia non di abbandonare al silenzio le manifestazioni virtuose, e opporre alle parole ed alle azioni malvagie lo spettro dell'infamia ad esse riservata presso i posteri.
Purtroppo l'età di cui io parlo fu a tal segno corrotta per bassa adulazione, che non soltanto i cittadini di più elevato grado, il cui splendore aveva necessità di proteggersi col servilismo, ma tutti i consolari, e una gran  parte di quelli che avevano ricoperto la carica di pretore, e molti pure tra i semplici senatori, facevano a gara nell'acclamare ogni misura più vergognosa ed esorbitante.


Tacito, Annales.

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Boris: Stagioni 1 e 2

E' un mondo oscuro e terrificante, quello in cui Alessandro, giovane stagista di regia, si troverà catapultato (e suo malgrado schiavizzato, sfruttato e malpagato): è il mondo del serial tv Gli Occhi del Cuore 2.
Un serial dove imperversano personaggi loschi, ambigui e controversi, tutti piegati alla logica del compromesso etico/morale e alla filosofia dello scambio e dell'opportunismo politico.
Perchè se la serie tv non è politicamente corretta (tanto da far piacere a questo o a quel senatore, e tanto da dover aspettare gli exit poll per decidere una delle scene più importanti della serie), se l'attrice di punta non è "figlia di", o se non cedi al ricatto della pubblicità occulta, Gli Occhi del Cuore 2 non può andare avanti.

Lo sa bene Renè Ferretti, regista talentuoso, che si è dovuto per forza di cose piegare a questo meccanismo e a questo gioco, dove partecipano attrici "cagne" e "divi" che si credono padreterni, direttori della fotografia cocainomani e nullafacenti cronici, il tutto condito da stagisti schiavi che possono essere insultati e maltrattati in tutte le maniere, e personale intoccabile (sempre perchè "protetto da", o "figlio" o "amico di").

Senza contare che la serie in sè, Gli Occhi del Cuore 2, è quel che è: "una merda", fatta "a cazzo di cane". Merito - o colpa - non solo delle cagne, dei padreterni e dei cocainomani di cui sopra, ma anche - o soprattutto - di un trio di sceneggiatori scalcagnato (spassosissimo) e improbabile.


Boris è uno specchio divertentissimo e tremendo della nostra società, racchiusa tra le semplici pareti della produzione di una sitcom - come direbbe Stanis - "molto italiana".

E soprattutto, è assieme a Romanzo Criminale e a Coliandro, uno dei pochi telefilm italiani che meritano di essere visti.

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Il vizio di leggere

Ho abbandonato la lettura perchè loro sono in tanti a scrivere ed io da solo a leggere, non c'è partita: parto troppo svantaggiato! Massimo Troisi

Alle volte ci penso pure io.
Smetto di leggere.
La lettura porta via ore "di vita" che potrebbero essere impiegate per altre faccende (all'apparenza) ben più interessanti.
Poi però capitano giornate come quella di ieri, dove Deborah mi regala per San Valentino (ok, regalo anticipato, ma vabbè ^_^) War World Z - La guerra mondiale degli Zombi. Lo comincio a leggere in metropolitana per vedere com'è, e per poco mi dimentico di scendere alla mia fermata, tanto che il "romanzo" - assolutamente geniale - m'aveva preso.

Torno a casa, appoggio il romanzo sul tavolo, e tiro fuori dallo zaino Maus, di Spiegelman. Graphic novel che è impossibile NON leggere. Gli occhi fanno il giro della stanza, e lo sguardo cade sulla zona "omerica": L'Iliade di Monti accostato all'Iliade e all'Odissea illustrati della Dami, accanto all'Iliade e all'Odissea a cura di Maria Grazia Ciani. E come non fai a leggere certe cose?

E come potrei non proseguire nella lettura del bellissimo "The Sandman", di Gaiman? Non si può, non si può, non si può! Alla faccia di chi dice che i fumetti sono roba per bambini. Leggete "The Sandman" (o un'altra graphic novel a caso, tipo Le Aquile di Roma di cui parlavamo l'altro giorno, o una delle opere di Urasawa) e poi ne parliamo.

Ma stiamo sempre là: non riesco a non leggere.
Perchè quello della lettura è un vero e proprio vizio. Al pari di chi fuma, di chi beve, di chi fa sport.
Forse è un poco costoso: ma è un vizio estremamente salutare.

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Le Aquile di Roma - Enrico Marini

Tito Valerio Falco è stato uno dei generali e addestratori di legioni più bravi e leali dell'imperatore Augusto. Convocato dal princeps in persona, si vedrà affidare alle sue cure il giovane Ermanamer, figlio del principe germanico Sigmar, trattenuto a Roma in qualità di ostaggio.
Sigmar, a cui Augusto stesso concede la cittadinanza romana e il nome di Caio Giulio Armino, entra subito in conflitto col figlio del suo tutore, Marco Valerio; tuttavia, col passare degli anni, i due diventano amici inseparabili, fino addirittura a siglare un patto di sangue che li lega indissolubilmente l'un l'altro.
Saranno l'infinita guerra contro le popolazioni germaniche, donne e scelte sbagliate, e il cursus honorum che entrambi sono tenuti ad affrontare, a separarli.
Fino a quando Augusto non concede a Marco Valerio, divenuto un eroe di guerra conosciutissimo, una missione importantissima: recarsi in Germania e scovare Arminio, che presta servizio sotto il generale Varo. L'accusa è infamante: Arminio è tacciato di essere un traditore, e di guidare la rivolta delle popolazioni germaniche.
Marco Valerio è incredulo e parte subito per il fronte germanico: non sa che quand'era piccolo, ad Arminio - anzi, al principe Ermanamer - venne predetto che sarebbe diventato il più grande guerriero del popolo germanico, colui il quale avrebbe unito tutte le tribù e avrebbe scacciato l'invasore romano...

Graphic Novel spettacolare, questa dell'italianissimo Enrico Marini, uno degli autori più importanti e acclamati in Francia (dove, a differenza della nostra Italietta, il fumetto ha una tradizione e una valenza soprattutto di tipo culturale e non di mero intrattenimento).
In questo primo volume, che serve a introdurre Marco Valerio e Arminio/Ermanamer, i due personaggi principali, tratteggia con efficacia - e con un tratto veramente, ma veramente superbo - il mondo romano in tutta la sua magniloquenza e in tutti i suoi aspetti principali.

La ricostruzione storica è accuratissima, e basterebbe anche solo questo per invogliare a leggere la graphic novel. Soprattutto, Marini indaga a fondo e ci mostra bene qual era la vita "normale" di una normale famiglia benestante della Roma imperiale.

Gli aspetti sociale e politici sono curatissimi: risulta evidente come un pater familias abbia diritto di vita e di morte sui suoi familiari; come venivano gestiti i rapporti tra e con le altre famiglie della nobilitas romana; come l'imperatore venisse percepito essenzialmente come primus inter pares e, di riflesso, come salvatore della Repubblica; come la sessualità fosse un elemento importante e libero da tabù.
Bellissime poi le scene dell'addestramento militare di Marco Valerio e Arminio da parte del miglior centurione di Tito Valerio, così come sono bellissime le scene ambientate durante la corsa dei cavalli al Circo Massimo.

Marini ha uno stile di disegno "cinematografico",e come ho già scritto, un tratto veramente, ma veramente superbo.

L'unico cruccio, per l'amante di Storia, è che forse già si intuisce come la faccenda potrebbe andare a finire. Dopo un'alternanza di piani temporali sull'infanzia e l'adolescenza dei due protagonisti, la narrazione si ferma e rimane ambientata al 9 d.C.
Arminio viene inviato in missione in Germania, da Varo.
Pensate a quello che ho scritto prima sul destino di Arminio/Ermanamer, fate 2+2 e otterrete il risultato.

Ps: il volume costa 14 euro. Prezzo forse un poco proibitivo, ma a mio parere ne vale la pena.
Cazzarola, è una graphic novel sui romani!

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One Piece volume 58

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Altro che Manuela Arcuri!

Altro che la Arcuri e il libro "Il labirinto femminile" di Alfonso Luigi Marra. Questo sì, che è uno "spot"!

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Astroboy - Il più grande robot del mondo

Astroboy, assieme a quel robomicione di Doraemon, è di sicuro il simbolo per antonomasia del fumetto e dell’animazione giapponese.
Figlio – praticamente in tutti i sensi – di quel kranio immenso (citazione da “1000 punti carrarmato”, che se me la indovinate non so se congratularmi con voi o ridere di voi) che risponde al nome di Osamu Tezuka, Astroboy (al secolo Tetsuwan Atom) è uno di quei personaggi entrati di diritto nell’immaginario collettivo.

Tra le millemila avventure del piccolo robottino, ce n’è una molto bella di cui voglio parlarvi oggi in modo dettagliato: Il più grande robot del mondo.

Un emiro in esilio dal suo paese, con l’aiuto di un sedicente scienziato dal volto coperto, crea un robot fortissimo di nome Pluto, a cui viene impartito un ordine ben preciso: sterminare i 7 robot più avanzati del pianeta Terra, in modo da poter essere il più grande robot del mondo (per l’appunto).

Pluto parte immediatamente alla caccia dei robot avversari. Per muoversi e spostarsi da un punto all’altro del mondo, ruota il suo busto di 360° ad una velocità stratosferica, librandosi in volo e divenendo simile a un tornado capace di spazzare via tutto.
Il primo robot a cadere sotto i suoi potenti colpi  è il mite Montblanc, pacifico montanaro che si occupa prevalentemente della cura della natura e dei boschi.

Il secondo, nell'ordine, dovrebbe essere proprio Astroboy. Recatosi a casa sua per affrontarlo, però, il gigantesco Pluto si troverà davanti la piccola Uran, sorella di Astroboy. E qui succede la prima cosa "strana": i due robot empatizzano. Pluto e Uran si trovano simpatici, ridono, scherzano e dai loro occhi traspare la voglia di fare amicizia. Ma Pluto è una macchina costruita esclusivamente allo scopo di distruggere, e quindi non può fare altro che rapire Uran, per ricattare Astroboy e indurlo alla lotta.

Astroboy ci casca: corre in aiuto della sorella con l'intenzione di battersi contro Pluto- nonostante il professor Ochanomizu, il ministro nipponico della scienza nonchè luminare nell'ambito delle intelligenze artificiali glielo vieti tassativamente -, ma nello stesso momento accorre Brando, un robot "lottatore" turco, uno di quelli che Pluto deve eliminare.
Brando è furioso con Pluto, reo di aver ucciso il suo amico Montblanc, e cerca vendetta. Intima ad Astroboy di farsi da parte, perchè sarà lui a battersi.

Il piccolo Astroboy perciò è costretto a farsi da parte e lasciare il campo a Brando. Ma prima che inizi la battaglia, Pluto riconsegna Uran a suo fratello.
"Non voglio che si faccia male", dirà.

Il duello comincia. Pluto elimina Brando, ma rimane grandemente danneggiato. Si salverà solo grazie all'aiuto di Astroboy, il quale, nonostante veda in Pluto un nemico, non può fare altro che aiutare quello che è in tutto e per tutto un suo simile.

La storia procede.
Tutti gli altri robot avanzati vengono uccisi uno a uno, inesorabilmente. Contro Pluto non hanno scampo nè il prode North (vera e propria arma robotica), nè Gesicht (un avanzatissimo robot poliziotto in dotazione all'interpol europea), nè Heracles (un robot fichissimo dalle sembianze di un oplita spartano), nè il dolcissimo Epsilon, androide alimentato dall'energia solare che si occupa dei bambini di un orfanotrofio.

Resta solo Astroboy, che si sente inadeguato contro Pluto, decisamente più forte di lui. Più e più volte il piccolo androide chiederà di essere modificato per essere messo in pari con Pluto, ma ogni volta la modifica verrà rifiutata, per la "classica" logica della forza che non si può sconfiggere solo con la forza.

Astroboy però non è convinto. Sa che Pluto è infinitamente più forte di lui, dato che, per salvare il professor Ochanomizu penetrato nel laboratorio dell'emiro e dello scienziato creatore di Pluto, ha dovuto per forza di cose affrontarlo. E sarebbe anche stato sconfitto, se Pluto non gli avesse concesso di battersi in ritirata dato che in precedenza il piccolo robot gli aveva salvato la vita.

Si arriva così allo scontro finale, che si tiene nei pressi della bocca un vulcano.
I due androidi cominciano a darsele di santa ragione, benchè traspaia il fatto che Pluto agisca in un certo modo perchè creato in un certo modo. Più e più volte ribadirà di fare quello che fa perchè il suo scopo è lottare. Anche se, di tanto in tanto, è evidente il fatto che anche lui è capace di provare sentimenti che vanno al di là della semplice "voglia di combattere": è evidente nel modo in cui si pone nei confronti di Uran; è evidente nel modo in cui lascia andare Astroboy; è evidente anche nel modo di combattere contro gli altri robot (contro Epsilon asserirà che è costretto a farlo); addirittura, ad un certo punto, dirà che gli sarebbe piaciuto molto essere amico di Astroboy, ma che il suo "istinto robotico" preme solo in direzione della lotta.

Non vi dico come questa avventura finisce: sarebbe un delitto da parte mia rivelarvi un finale - a mio avviso - stupendo e azzeccatissimo. E non mi lascio andare nemmeno ad analisi di carattere tecnico o personale.

Vi dico e vi consiglio solo (se potete) di recuperare o l'avventura cartacea presente all'interno del manga, o le due puntate dell'anime (intitolato, naturalmente, "Il più grande robot del mondo").

E vi raccomando di tenere bene a mente questo post, che serve a gettare la base per un post che posterò tra qualche giorno, che credo sarà chilometrico e che, agli appassionati di fantascienza (e non solo), sono sicuro, farà venire voglia di comprare il fumetto di cui parlerò...

Ps: vi lascio in compagnia della prima parte del cartone animato, nel caso in cui vi piacerebbe vederlo. E' in inglese, ma si capisce benissimo. Altrimenti, potete sempre fare una ricerchina e scaricarlo in italiano.

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