Leggi il saggio gratis!
2

Berlusconi e Fini: cronaca di una passione in soli 4 minuti!


La storia di Berlusconi e Fini riassunta in 4 minuti come se fosse una soap opera. Geniale!
Buon divertimento!

Continua a farti del male...
2

Batporcello!

Il nuovo eroe è tra noi!
Benvenuto, Batporcello!

Continua a farti del male...
1

La foto della settimana


Sta arrivando...
Il nuovo supereroe sta arrivando...
E sarà il terrore dei malintenzionati...

Forse...

Continua a farti del male...
14

Naruto e Bleach: cronaca di una decadenza (2 di 2)

Bleach sarebbe potuto essere un capolavoro assoluto, decisamente migliore di Naruto e, sotto certi aspetti, anche di One Piece.
Per quanto mi riguarda, Kubo è uno degli illustratori migliori che il panorama nipponico offre. E per me disegna molto, ma molto meglio di Kishimoto e di Oda.

Però l’ho chiamato illustratore, e non mangaka. Perché Bleach, dal numero 21 in poi, si regge in piedi solo grazie a dei disegni superbi. E al giorno d’oggi, una “narrazione” fatta esclusivamente di disegni, se non è supportata – ovviamente – da una storia solida, è inutile e controproducente.

Ma anche qui andiamo con ordine.

Bleach è (stato) un manga in continua evoluzione.

I primi 3 numeri dell’opera sono una brutta copia di Yu degli Spettri. La  leggenda vuole che Kubo avesse avuto l’intenzione di lasciare la serie ma che, ricevuta una lettera di Toriyama che lo spronava a perseverare nel suo lavoro, si sia rimboccato le maniche e abbia deciso di tenere duro.

I risultati sono sotto agli occhi di tutti.
Dal numero 4, Bleach cambia radicalmente sia lo stile della narrazione, che la storia. E dal numero 7, svolta completamente.

Io stesso ammetto che Bleach dal numero 7 al numero 20 è un buonissimo prodotto che offre una piacevole lettura: c’è avventura, ci sono (alcuni) buoni personaggi, c’è mistero, c’è suspance, ci sono un paio di sottotrame interessanti e c’è un colpo di scena eccellente (e shockante) che conclude in modo perfetto la saga della Soul Society.

Bleach mi piaceva anche di più di Naruto perchè per certi versi era la naturale evoluzione dello shonen classico traferito però in una dinamica narrativa moderna (ma ne parliamo domani, comunque)

I guai però cominciano dal numero 21,e sono guai pesanti, dato che non fanno che acuire alcuni problemi che facevano già scricchiolare l’opera.

Se possiamo sorvolare sul fatto che la trama di fondo della seconda parte di Bleach è assolutamente IDENTICA a quella della prima, non si può sorvolare sui personaggi che popolano questo manga.

In Bleach ci sono decine e decine e decine di personaggi buttati a caso, tutti stereotipati e solo vagamente sviluppati.

La maggior parte di loro sono inseriti nella storia “tanto per”, non hanno niente da offrire al lettore (se non noia) e non servono minimamente allo svolgersi della storia. Senza contare che i personaggi che dovrebbero avere un certo rilievo e un certo spessore, vengono sistematicamente eliminati dall’autore in una manciata di capitoli, se non proprio in un singolo capitolo (quando invece a personaggi inutili di cui sopra – penso agli ex espada e agli ex primera – vengono dedicati volumi interi).

Ma andiamo nello specifico.

Della “cricca” di Ichigo, a parte Ichigo stesso, l’unico che viene leggermente approfondito come personaggio è Ishida. Gli altri servono solo per fare scena.
Penso, su tutti, a Chad.
Praticamente un personaggio inutile, uno di quelli che si ama come si potrebbe amare un soprammobile tarlato e polveroso.

Senza contare tutti i millemila personaggi del Gotei 13. Gli unici sviluppati in maniera decente si contano sulle dita di una mano. E sono Kenpachi, Byakuya, e Renji.

Il resto serve solo all’autore per creare scene fighe (la maggior parte delle quali nemmeno ci vengono mostrate, come per esempio Kyoraku/Ukitake contro Yamamoto).

E che dire dei Vizard, degli Espada e di Aizen?

I Vizard: altra gente inutile, messa lì solo per dare un power up a Ichigo.

Gli Espada: come accennato sopra, Kubo ci mostra combattimenti inutili con gli ex-primera, dedicandogli volumi interi salvo poi dedicare un solo capitolo cruciale ai combattimenti degli espada principali, i numeri 1, 2 e 3.

Chi è al pari col Giappone nella lettura del manga, sa come sono andate a finire le cose.
E per quanto riguarda Aizen, poi, nel leggere quello che è successo, a tutti i lettori sono cadute braccia.
Kubo ha commesso lo stesso identico errore che ha commesso Hiroyuki Takei, ovvero ha creato un cattivo estremamente forte e imbattibile.  Non sapendo come uscire dall’impasse, ha dovuto per forza di cose ricorrere a un deus ex machina forzatissimo, risultando così veramente, ma veramente pietoso. Senza contare che di punto in bianco sono resuscitati personaggi a tutti gli effetti morti in battaglia.

Ecco perché Bleach non mi piace più.

Ed ecco perchè anche Naruto non mi piace più.

Ovviamente sono mie considerazioni personali – e sottolineo personali -, che non intendono urtare la sensibilità di chi queste opere le ama e continua ad apprezzarle.

Tuttavia, astenetevi dal fare commenti piatti e banali del tipo “Non capisci gnente, gnè gnè”, “ torna a vedere e leggere  Lady Oscar “ (che io prendo per un complimento, dato che il manga è estremamente istruttivo dal punto di vista storico), “naruto è stupendo”, “bleach è figo”.

Se deve essere un confronto, che sia civile e pacato.
Ma soprattutto, se ci deve essere una critica, che sia argomentata e ragionata.

Continua a farti del male...
13

Naruto e Bleach: cronaca di una decadenza (1 di 2)

Spesso, quando pubblico i Report dei capitoli spoiler di One Piece su Youtube, trovandomi nella necessità di fare esempi che contengano paragoni con l'opera di Oda, parlo di Naruto e Bleach.

Innanzi tutto qualcuno potrebbe chiedermi: perché li tiri in ballo?
La risposta è semplice: li tiro in ballo perché assieme a One Piece, Naruto e Bleach sono i manga di punta di Jump, quelli maggiormente conosciuti e quelli che riscuotono il maggior successo.

Detto questo. Perché dico che Naruto è decaduto, e Bleach è diventato una


schifezza? Perchè non mi piacciono? O quanto meno, perché non mi piacciono più?

Non mi piacciono più perché a mio avviso, tanto Kishimoto, quanto Kubo, sono venuti meno a quel patto che un autore, quando comincia un’opera (sia essa un fumetto, un film, un telefilm o un libro), è tenuto a rispettare, rifilandoci un prodotto involuto, abbozzato e divenuto scadente.

Ma andiamo con ordine.

Perché Naruto mi piaceva: perché era a tutti gli effetti un buon manga. Anzi, ribadisco: è a tutti gli effetti un buon manga, almeno fino al numero 27. Dal numero 28 invece comincia una caduta di tono e di stile paurosa, arrivando ad avere un vero e proprio collasso verticale.

Naruto era uno shonen fresco, bello, a tratti anche intelligente, che aveva trovate narrative niente male (il mondo dei ninja e la loro organizzazione), sottotrame interessanti (su tutte, quella di Orochimaru e dei tre ninja supremi), ma soprattutto, che aveva nei suoi personaggi – e in particolar modo, in quelli secondari - la sua “forza portante” (perdonatemi l’orribile gioco di parole che chi segue il manga capirà sicuramente).

I personaggi di Naruto, tanti e variegati, erano sviluppati tutti in maniera pressoché perfetta e credibile, sia dal punto di vista strettamente grafico, sia dal punto di vista psicologico.

Davvero, erano uno meglio dell’altro.

Il bello di Naruto era dato dal fatto che era circondato da un sacco di bei personaggi, i quali partecipavano attivamente allo svolgersi della storia (pensiamo ai vari Shikamaru, Neiji, Rock Lee, Kiba, Gaara e via dicendo) e che non erano mai né piatti né banali, ma anzi, profondi, diversi e sfaccettati.

Senza contare che anche gli scontri avevano sempre una sfaccettatura complessa e non erano mai autoreferenziali. Anzi, erano davvero tutti ben fatti e belli profondi. Insomma, avevano un loro perché.

Senza andare a scomodare scontri epici come quello del terzo Hokage contro Orochimaru, o quello dei tre ninja supremi, mi piace ricordare che, per quanto mi riguarda, lo scontro finale tra Naruto e Sasuke, è uno degli scontri più belli, più toccanti, più significativi e anche dal punto di vista “psicologico”, più riusciti, che io abbia mai letto all’interno di un manga.

Il dopo però è sconfortante. Sin dalle prime battute, lo Shippuuden di Naruto è una noia mortale. I personaggi secondari, tranne qualche fugace apparizione, sono scomparsi del tutto. Il manga vive di una dialettica Naruto/Sasuke noiosa, dove ormai entrambi sono diventati improvvisamente dei padreterni che sconfiggono personaggi reputati padreterni imbattibili il numero precedente.

Secondo me si è persa quella freschezza, quella genuinità e anche quel lavoro psicologico che Kishimoto operava sui suoi personaggi, e si lascia spazio solo alla componente dell’azione, che rende il tutto piatto e banale.

Ecco perché Naruto non mi piace più.
Anzi, approfitto di questo post per ribadire che se qualcuno di voi è interessato ad acquistarlo, io me lo vendo con piacere. Se siete interessati, contattatemi in privato.

E ora passiamo a Bleach.

Continua a farti del male...
0

Eyeko Free Gift

Angolo del megamarchettone!

Questo post è rivolto a tutte le lettrici butiche, ma anche a quei lettori che hanno fidanzate al carico.

Andate su Eyeko Free Gift!
Il blog è ricco di recensioni sui prodotti make up Eyeko che voi dolci bimbe apprezzerete sicuramente, e dove voi supermachi potrete trovare un sacco di idee per regalini  alle vostre belle fanciulle.
All'interno del blog troverete i codici per sconti e offerte speciali. Le spedizioni per il sito sono gratuite!

Non vi resta che cliccare QUI e scoprire i prodotti della Eyeko!

Continua a farti del male...
3

Il giorno prima della felicità

Il napoletano è fatto apposta, dici una cosa e ti credono. In italiano c’è il dubbio: ho capito bene? L’italiano va bene per scrivere, dove non serve la voce, ma per raccontare un fatto ci vuole la lingua nostra che incolla bene la storia e la fa vedere. Il napoletano è romanzesco, fa spalancare le orecchie e pure gli occhi.

Non avevo mai letto nulla di Erri De Luca. L'avevo sempre e solo sentito parlare in televisione o per radio, e mi aveva sempre colpito la pacatezza e la precisione con cui parla e sceglie le parole.

Il giorno prima della felicità è un buonissimo racconto lungo, uno spaccato di vita diretto, dove il protagonista affronta il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, "impara la vita" da un vero e proprio filosofo metropolitano (tale Don Gaetano, di professione portiere condominiale) e (ri)scopre l'amore.

Sarebbe molto bello se questo racconto (che racconta di racconti al cui interno vengono raccontati ulteriori racconti) divenisse un monologo teatrale recitato in napoletano, proprio perchè Il napoletano è fatto apposta, [...] è romanzesco, fa spalancare le orecchie e pure gli occhi.

Più di tutte però mi hanno impressionato le pagine in cui De Luca, attraverso le parole di Don Gaetano, rivive le Quattro Giornate di Napoli.

Sono poche pagine intense, crude, vere.
Nel leggerle, sembrava di ascoltare mia nonna e i suoi fratelli quando raccontano di quei terribili giorni. Anche loro, quand'erano bambini, con le magliette lacerate, i pantaloni corti e i piedi scalzi, correvano su e giù per i vicoli di Napoli aiutando i grandi ad alzare le barricate per fermare i carri armati dei tedeschi.

Vi incollo una piccola parte, che spero leggerete.
Ne vale la pena.
Poichè è importante ricordare certe cose del nostro (recente) passato.

I carri armati tedeschi riuscirono a passare lo sbarramento di via Foria, scesero a piazza Dante e si avviarono per via Roma. Là sono stati fermati. Giuseppe Capano, di anni 15, si è infilato sotto i cingoli di un carro armato, ha disinnescato una bomba a mano ed è riuscito da dietro prima dell’esplosione. Assunta Amitrano, anni 47, dal quarto piano ha tirato una lastra di marmo presa da un comò e ha scassato la mitragliatrice del carro armato. Luigi Mottola, 51 anni, operaio delle fogne, ha fatto saltare una bombola di gas spuntando da un tombino sotto la pancia di un carro armato. Uno studente di conservatorio, Ruggero Semeraro, anni 17, aprì il balcone e attaccò a suonare al pianoforte La Marsigliese, quella musica che fa venire ancora più coraggio. Il prete Antonio La Spina, anni 67, sulla barricata davanti al banco di Napoli gridava il salmo 94, quello delle vendette. Il barbiere Santo Scapece, anni 37, tirò un catino di schiuma di sapone sul finestrino di guida di un carro armato che andò a sbattere contro la saracinesca di un fioraio. La mira dei nostri cittadini era diventata infallibile nel giro di tre giorni. Le bottiglie incendiarie facevano il guasto ai carri armati, li accecavano di fiamme. Ero diventato esperto nel farle, ci mettevo dentro qualche scaglia di sapone per fare attaccare meglio il fuoco. Il diesel ce lo avevano dato i pescatori di Mergellina, che non potevano uscire per mare a causa del blocco del golfo e delle mine.
Sei persone in mezzo a una folla pronta inventavano la mossa giusta per inguaiare un reparto corazzato del più potente esercito che da solo aveva conquistato mezza Europa. Non era la prima volta che sei persone riuscivano nell’impresa. Già nel 1799 le armate francesi, le più forti del tempo, erano state fermate all’ingresso della città da un’insurrezione di popolo, dopo che si era sciolto l’esercito borbonico. Sei persone dotate di nome, cognome, età, mestiere, fermavano la riconquista tedesca della città.
Sei persone tirate a sorte dalla necessità risolvono la situazione mentre intorno gli altri fanno tante mosse generose ma imprecise. Quando spuntano sei persone, tutte in una volta, allora si vince.

Continua a farti del male...
1

L'apprendista stregone

Io non l'ho visto.
Ero tentato di andarlo a vedere al cinema, è vero (sarà stata probabilmente colpa del fatto che quest'estate mandavano il trailer un minuto sì e l'altro pure), ma per fortuna non l'ho visto.

Proverò a recuperare questo (sicuro) abominio quando uscirà in dvd.
Scaricandolo, ovviamente.

Nel frattempo, vi lascio in compagnia della recensione di Raffaele "El Rafko" Sergi.

Buona lettura!

Ci sarà un motivo se tutti coloro che capiscono qualcosa di cinema affermano che gli ultimi film di Nicolas Cage sono uno più brutto dell'altro. Pazzesco come un attore di questo calibro, da pellicole validissime come "Via da Las Vegas" o "Il ladro di orchidee", sia scaduto a filmetti da quattro soldi quali "Segnali dal futuro", "Ghost Rider" e, ultimo ma non meno orrido, questo "Apprendista Stregone".

Alzi la mano chi ha capito qualcosa di questo film. Meglio ancora, alzi la mano chi ha capito che senso ha avuto la produzione di questo film.

A una attenta visione, poco o nulla sembra funzionare. La trama, ammesso che ci sia, è un pretestucolo che non riesce a stare in piedi, composto da scontatezza, banalità e cliché a non finire. Le - poche - gag sono tristissime, le varie citazioni a titoli più famosi completamente fuori luogo, e l'unica nota non del tutto negativa, l'abnorme utilizzo di effetti speciali, non è che un mezzo fiacco e stancante per distogliere l'attenzione dello spettatore da tutto il resto.

La storia in breve.
Dave, classico ragazzino sfigato, durante una gita scolastica finisce per puro caso nel negozio gestito da Balthazar, stregone di 777° livello (pokémon?), discepolo diretto del Mago Merlino. Questi, alla ricerca del "sommo merliniano" (eh già), il prescelto erede di Merlino che distruggerà per sempre la perfida Morgana (rinchiusa secoli or sono da Balthasar assieme all'amata Veronica all'interno di Grimhold, la matrioska-prigione), consegna al ragazzo l'anello del drago appartenuto a Merlino in persona, terminando di fatto la sua secolare ricerca. Qui però fa irruzione il perfido stregone Horvath, che all'epoca tradì Merlino, il cui scopo è quello di liberare Morgana per mettere così in atto il suo diabolico piano: distruggere il mondo (ma và).

Fa specie pensare come, ancora oggi, una struttura tanto banale e stereotipata possa essere sfruttata in maniera così diretta ed infantile per realizzare film. Sembra che il cinema odierno, anziché fare passi avanti, faccia passi indietro.
Buoni contro cattivi, tarallucci e vino e vissero per sempre felici e contenti. Questa la sostanza della storia, questa la formula alla quale la Disney si affida per sfornare il suo ultimo lavoro. E la sensazione, a visione terminata, è proprio che si tratti di un classico prodotto Disney, di quelli terra-terra, scontati e superficiali all'inverosimile, destinato a tutte le età ma apprezzato probabilmente da nessuno. Ed è sicuramente un passo indietro rispetto all'ultimo figlioccio disneyano, quel "Prince of Persia" pregiudiziosamente bersagliato dalla critica ed ingiustamente sottovalutato.

Ma procediamo con ordine, andando ad analizzare con calma gli aspetti più disdicevoli di questo flop cinematografico.
Ogni storia che si rispetti, per quanto debole e scarna, deve per forza di cose poggiare le proprie radici su elementi ben definiti che, a seconda della qualità e dello sviluppo della storia stessa, si intrecciano rafforzando l'aspetto complessivo del tutto, o si sgretolano fino a far cedere l'intera struttura.
Le fondamenta, le tematiche de "L'apprendista stregone", gli aspetti attraverso i quali la storia tenta di caratterizzarsi, sono sostanzialmente tre: il bene contro il male, l'amore e la magia, che funge da sfondo al tutto. Fulcro dell'intera storia, attraverso il quale i tre temi passano tentando di trovare un compimento all'interno del film, è il personaggio di Dave: un adolescente che, causa la brutta esperienza passata da bambino, ha subito un'evoluzione caratteriale tormentata sviluppando un'enorme timidezza ed un unico interesse: la fisica.
Il primo elemento, come già detto, si evolve malamente fino a mutare - e a fallire - in una copia infantile, scontata, e tenuta in vita da luoghi comuni tipici della lotta al male: il cattivone di turno è di una malvagità assurda, sguinzaglia scagnozzi inutili e, vattelappesca per quale motivo, vuole sterminare l'umanità ed evocare un esercito di morti per dominare il mondo. Si, la logica non c'è, ma non importa. Proseguiamo.
Il buono è imbranato e deve salvare il mondo, ma non perché (attenzione attenzione che subentra il secondo tema) gli stanno a cuore le sorti dell'umanità o perché sogna un mondo pulito dall'odio e dalla corruzione, no. Solo perché vuole fare colpo sulla bella biondina di turno.

"Ah", direte voi.

E vabbé, ma una volta terminato il film va tutto per il meglio, no? Il ragazzo si renderà conto dell'importanza del proprio ruolo, di ciò che ha fatto e di ciò che dovrà fare in futuro, per preservare la pace ed addestrare nuove leve all'arte della magia, in modo da evitare che possano ripetersi episodi del genere.
Certo, normalmente andrebbe proprio così. Ma volete che i produttori del film abbiano avuto questa logica idea?
Ma anche no ovviamente. Ed ecco quindi che, annientati i cattivi, il ragazzo utilizza i propri poteri per portare la neo-fidanzatina sbavosa ("e io che consideravo il mio ragazzo strano perché portava la sciarpa", eh già) a fare colazione in Francia, mandando a donne che fanno il mestiere più antico del mondo decenni e decenni di "da grandi poteri derivano grandi responsabilità".

"Ma almeno il cast c'è, compie egregiamente il proprio dovere", potrebbe ribattere qualcuno.
Nì. Perché se da una parte è vero che Alfred Molina si disimpegna ottimamente, come sempre, in qualunque ruolo gli si chieda di interpretare, dall'altra è anche vero che ci ritroviamo un Nicolas Cage sempre più scadente e, soprattutto, una Monica Bellucci completamente anonima ed inespressiva: il suo impatto sul film, tanto per fare un paragone, è lo stesso di un comodino polveroso su una stanza.

Altro tasto dolente sono le citazioni, i richiami, le ispirazioni, o chiamatele come volete, ad altre pellicole.
La tristissima scenetta, con tanto di musichetta tratta da "Fantasia" in cui il protagonista anima scope e stracci per pulire il suo laboratorio (perché se voi non lo sapete in America è normale che uno studente non ancora laureato abbia libero accesso ad una specie di laboratorio nucleare, roba che manco Dexter può permettersi tra un po') senza poi riuscire a fermarle mentre allagano tutto, è da far cadere le braccia, tanto che se il povero zio Walt fosse vivo, si ammazzerebbe solo per potersi rivoltare nella tomba.
Abbiamo poi inseguimenti stile "Fast & Furious", e tecniche dragonballiane tristemente scopiazzate da Dragon Ball e squallidi derivati (qualcuno ha detto "Dragon Ball Evolution"?). Tecnica della fusione a parte, è la "folgore plasmatica" che lascia interdetti: immaginatevi quella roba che i produttori di "Dragon Ball Evolution" tentavano disperatamente di far passare per onda kamehameha, e moltiplicatela nel vostro cervello per diciamo... una cinquantina di volte. Ecco, ora avrete una vaga idea di cosa si tratti.

Si potrebbe proseguire discutendo dell'utilizzo spropositato (ma a volte fico) di effetti speciali, o delle musiche "gruppo-pop-ggiovanile-alla-moda-che-fra-una-settimana-non-ricorderà-più-nessuno", ma sarebbe come sparare sulla croce rossa, e questo film si fa già troppo male da solo.

Nota positiva: il doppiaggio italiano, eccetto le poche parole pronunciate dalla Bellucci, e doppiate dalla Bellucci stessa.

In conclusione ci troviamo di fronte ad un pessimo film per famiglie, dove il progetto di promuovere un prodotto commercialmente sicuro e potente fallisce in maniera misera. Peccato, perché dopo il discreto "Prince of Persia - Le sabbie del tempo", Bruckheimer potesse realizzare un buon lavoro dando inizio ad una serie di piccole sorprese. Questa, invece, è una involuzione bella e buona.

Continua a farti del male...
1

La filosofia di Superman

Ecco perchè Superman è il mio supereroe preferito in assoluto.
Perchè Superman è Superman.

Poi però c'è anche Batman.

Ma del Crociato col Mantello ne parleremo un'altra volta. magari in una bella serie di post che attraverseranno fumetto, cinema, letteratura e videogioco...

Continua a farti del male...
6

La Foto della Settimana: il ritorno di One Piece!

Non poteva essere altrimenti, e gli amici "nerd" sanno perchè.
L'immagine è estremamente spoiler. Ma penso che chi naviga in internet e sia un lettore di One Piece, bene o male sappia comunque cos'è successo.
Quindi non rovino niente a nessuno.
Chi segue e ama questo capolavoro sa quant'è stato duro attendere un mese intero senza poter leggere le gesta dei suoi beniamini preferiti, quasi che il salto temporale di due anni avvenuto nel manga sia avvenuto anche qui sul mondo reale.

Ora non resta che tornare a leggere One Piece.
Era ora!

Continua a farti del male...
 
Copyright 2009 Il Viagra della Mente Template creato da Angelo "sommobuta" Cavallaro